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Il vino cambia forma: alla Milano Wine Week l’evoluzione di packaging e labeling

In occasione della Milano Wine Week 2026, il Dazio di Levante all’Arco della Pace ha ospitato “Il Vino Cambia Forma”, il progetto realizzato da Spazio Di Paolo per raccontare come stanno cambiando l’identità visiva e le modalità di comunicazione del vino.

Dal 17 al 25 ottobre, lo spazio milanese si è trasformato in un luogo di incontro tra cultura del progetto, degustazione, gastronomia e musica, con l’obiettivo di proporre una lettura più contemporanea e accessibile del mondo enologico. Il cuore dell’iniziativa è stato una mostra dedicata all’evoluzione del packaging e del labeling, ambiti sempre più centrali nella costruzione dell’identità di marca e nella relazione con il consumatore.

Il percorso espositivo ha riunito 35 progetti sviluppati nel corso degli anni da Spazio Di Paolo, studio creativo che ha lavorato a lungo sui linguaggi estetici e comunicativi del settore wine. Le soluzioni presentate hanno mostrato come bottiglia ed etichetta possano superare la semplice funzione di contenitore e identificazione per diventare strumenti di espressione, racconto e riconoscibilità.

Il progetto ha messo così in primo piano il rapporto tra vino, design e comunicazione, evidenziando il valore del packaging come primo punto di contatto tra prodotto e pubblico. In un mercato attraversato da profonde trasformazioni, la necessità di rinnovare codici visivi e linguaggi è stata indicata come una delle leve per rendere il vino più comprensibile, desiderabile e vicino anche a consumatori meno legati ai codici tradizionali del settore.

Mario Di Paolo, direttore creativo di Spazio Di Paolo, ha sottolineato proprio il ruolo strategico del design nel catturare l’attenzione, rendere riconoscibili le identità e orientare le scelte. I progetti esposti hanno rappresentato, secondo questa visione, altrettanti modi per sperimentare nuovi registri comunicativi e allontanarsi da formule troppo consolidate o autoreferenziali. L’invito emerso dalla mostra è stato quello di ritrovare una maggiore libertà progettuale, capace di combinare autenticità, sperimentazione e chiarezza senza inseguire linguaggi uniformi o mode passeggere.

Questa riflessione ha riguardato non soltanto l’estetica, ma più in generale il modo in cui il vino viene raccontato. Il progetto ha infatti posto l’accento sulla necessità di ridurre la distanza tra prodotto e pubblico, superando tecnicismi e narrative troppo chiuse per restituire spazio alla curiosità, al piacere e all’esperienza.

Anche la scelta del Dazio di Levante ha contribuito a rafforzare questa impostazione. Per nove giorni lo spazio all’Arco della Pace è diventato una sorta di “casa del vino” aperta alla città, in cui la dimensione culturale e quella conviviale si sono intrecciate. Accanto alla mostra è nata l’Enoteca Milano Wine Week, temporary wine bar realizzato in collaborazione con L’Alchimia di Milano, con una carta esclusivamente al calice e una selezione in continua evoluzione delle etichette delle aziende partner.

Il progetto ha cercato così di mettere in relazione il valore del prodotto con una modalità di fruizione più informale e contemporanea. Anche la proposta gastronomica ha seguito questo principio: la michetta, simbolo della tradizione popolare milanese, è stata scelta come elemento distintivo dell’offerta food, proposta in differenti interpretazioni e in abbinamento a una selezione di salumi Veroni.

A completare l’esperienza sono stati talk, aperitivi, degustazioni e DJ set, con una programmazione musicale curata dalla Sound Sommelier Nora Bee. L’intento era ampliare i linguaggi della manifestazione e creare un dialogo con pubblici nuovi e più giovani, facendo convivere cultura enologica e intrattenimento contemporaneo.

Tra i partner di “Il Vino Cambia Forma”, figurano Cartes – Advanced Label Technologies, Enovetro, Labelys Group, Modulsì, Perruccio, Vetri Speciali e Luxoro: realtà legate a etichette, vetro, decorazione, tecnologie e nobilitazione, che testimoniano quanto la costruzione dell’identità del vino sia oggi il risultato di una filiera progettuale e produttiva articolata.

Nel suo insieme, la mostra ha restituito quindi un’immagine del packaging enologico come terreno di sperimentazione in cui progetto grafico, materiali, stampa, decorazione e forma della bottiglia sono parte integrante del racconto di marca e strumento attraverso cui il vino può rinnovare il proprio linguaggio e costruire una relazione più immediata con chi lo sceglie.

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