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Barilla, Una tradizione che anticipa il futuro 

In Italia, dire Barilla è parlare di cultura condivisa. Un patrimonio che va oltre il semplice cibo: nutre l’immaginario. Ma dietro c’è una realtà industriale che affronta costantemente sfide produttive, tecnologiche e di mercato per anticipare il futuro: il packaging è una di queste. Ne abbiamo parlato con Antonio Esposito, Global Pasta and Condiments Packaging Director del gruppo Barilla.

È dal 1877 – erano trascorsi pochi anni dall’Unità d’Italia – che la famiglia Barilla porta la pasta sulla tavola delle famiglie. Prima in quelle della città di Parma, dove nasce come laboratorio di panetteria e pastificazione, poi in quelle di tutta Italia, fino agli anni ’50 del secolo scorso quando comincia a portarla sulle tavole di tutto il mondo (“The choice of Italy” è lo slogan che accompagna la distribuzione negli Stati Uniti d’America). Una storia d’impresa che si intreccia con gli usi e costumi del Paese, contribuendo a costruire un’identità nazionale e a presentarla al mondo. Il tutto, grazie anche a una comunicazione inconfondibile, capace di innovare e rinnovarsi insieme alla società e ai suoi valori. Ma Barilla non è solo prodotti, cultura alimentare e immaginario collettivo: oggi è un gruppo internazionale che ha mantenuto il suo status di azienda familiare, ma i cui numeri possono aiutarci a capirne il ruolo nell’industria alimentare globale. 30 comprensori produttivi, di cui 15 in Italia e 15 all’estero, che ogni anno concorrono alla produzione di oltre 2 milioni di tonnellate di prodotti. Un fatturato pari a 4,837 miliardi di euro (e un utile netto di 233 milioni di euro) nel 2025. Un impegno verso la sostenibilità valutato nel 2022 E+ su una scala da F a EEE dall’agenzia di rating Standard Ethics nell’ambito dello SE Food&Beverage Sustainability Italian Benchmark e, sempre parlando di rating, il primato nella classifica Global RepTrak® 100 per reputazione nel settore food, ottenuto nel 2026 per il terzo anno consecutivo. È facile intuire quanto ogni singola scelta in fatto di packaging sia determinante nel successo di un’azienda alimentare di largo consumo di queste proporzioni, soprattutto in scenari di complessità geopolitica ed evoluzione normativa. Di tutto questo abbiamo parlato con Antonio Esposito, Global Pasta and Condiments Packaging Director del gruppo Barilla.

Quali sono le principali aree di investimento nell’ambito del packaging su cui Barilla si sta concentrando maggiormente?

Negli ultimi anni Barilla ha concentrato i propri investimenti sullo sviluppo di packaging sempre più sostenibili. L’azienda partiva già da una base solida: è stata tra le realtà pioniere nello sviluppo del packaging sostenibile.

Dal 2020 il 99% dei pack Barilla è “designed for recycling”. Questo consente di affrontare l’evoluzione normativa e di mercato da una posizione favorevole, ma non elimina la necessità di continuare a investire. Oggi la priorità è dare un’ulteriore spinta alla sostenibilità, anche grazie all’evoluzione dei materiali, delle tecnologie e dei macchinari. Il tema più rilevante, nel quadro ESG, è la decarbonizzazione. Gli investimenti non sono soltanto monetari: riguardano anche risorse, competenze e tempo di lavoro dedicati alla gestione di progetti con impatto sulla riduzione delle emissioni. Il piano strategico guarda al 2030 e si declina in diverse leve: riduzione delle grammature, minor utilizzo di materiali, ricerca di materiali alternativi e ottimizzazione specifica per ciascun tipo di imballo.

Quali sono gli impatti del nuovo regolamento europeo PPWR sulle vostre strategie?

La posizione di partenza di Barilla aiuta molto: la grande maggioranza dei packaging è già progettata per il riciclo. Il PPWR conferma e rafforza questa direzione, spingendo l’intero mercato verso un approccio “designed for recycling”. Il punto critico, tuttavia, è l’incertezza applicativa. Nel pieno dell’entrata in vigore del regolamento mancano ancora molte definizioni operative: classi di riciclabilità, criteri pratici di design, modalità di applicazione e dettagli tecnici. Per chi deve decidere investimenti industriali, questa incertezza è molto rilevante: una scelta sbagliata su un asset o su una tecnologia può condizionare l’azienda per anni.

Un aspetto positivo che ci attendiamo dal regolamento è l’armonizzazione delle filiere di raccolta e riciclo nei diversi Paesi. Oggi un prodotto venduto in più mercati può riportare diversi simboli e indicazioni di smaltimento, spesso non allineati tra loro. Questo genera confusione nel consumatore e può compromettere la fiducia nelle informazioni presenti sul pack. Una maggiore armonizzazione sarebbe quindi benvenuta.

Resta aperta anche la questione del contenuto di plastica riciclata a contatto con l’alimento. Se da un lato la normativa spinge verso obiettivi di riciclato al 2030, dall’altro oggi esistono limiti regolatori e di disponibilità tecnologica, in particolare per materiali conformi ai requisiti MOCA. Il riciclo chimico potrebbe essere una soluzione, ma al momento non è certo che la capacità di mercato, i costi e le caratteristiche tecniche siano sufficienti e disponibili nei tempi richiesti.

Come comunicate le implicazioni e l’importanza dell’imballaggio sostenibile sia all’esterno, quindi verso la clientela, sia internamente nei diversi reparti aziendali?

La comunicazione istituzionale di Barilla sul tema passa soprattutto dal Bilancio di sostenibilità, che racconta le attività realizzate nell’anno precedente e viene diffuso sia all’esterno sia internamente. È una comunicazione completa, ma piuttosto tecnica e rivolta a un pubblico già competente. Il consumatore medio difficilmente legge un rapporto di sostenibilità e dunque molte attività rimangono invisibili. Comunicarle in maniera più immediata potrebbe aiutare a far comprendere che anche sui brand più familiari esiste un lavoro costante di riduzione dell’impatto ambientale. Allo stesso tempo, alcuni brand del gruppo hanno già un patrimonio di fiducia molto forte. Per marchi come Barilla o Mulino Bianco, il consumatore tende a dare per scontato che il pack abbia determinate caratteristiche di qualità e responsabilità.

Quali materiali utilizzate principalmente nel vostro packaging mix? State facendo ricerca su materiali innovativi?

In termini di peso degli imballi, Barilla è un’azienda fortemente orientata alla carta: il core del packaging è costituito da carta e cartone. Un altro materiale importante nel mix è il vetro, soprattutto per sughi e pesti. Il vetro pesa molto in tonnellaggio, anche se questo dato va interpretato tenendo conto delle caratteristiche tecniche e dei volumi delle diverse categorie.

La plastica rappresenta circa il 6% del portafoglio packaging. La nostra attenzione è rivolta a ridurre ulteriormente questo valore, agendo soprattutto dove la plastica non è strettamente necessaria. In alcune categorie, però, la plastica resta oggi indispensabile per garantire shelf life e protezione del prodotto, in particolare nel mondo bakery, merende e pani.

Stiamo esplorando la sostituzione della plastica con materiali alternativi, soprattutto carta, dove le prestazioni tecniche lo consentono. Tuttavia l’approccio deve essere scientifico: sostituire plastica con carta non significa automaticamente ridurre l’impatto ambientale. Un film plastico da pochi grammi può avere, in termini di emissioni di CO2, un impatto inferiore rispetto a un imballo in carta molto più pesante. Occorre quindi bilanciare percezione del consumatore e risultati misurabili.

Sulle bioplastiche e sui materiali compostabili, invece, dobbiamo distinguere gli ambiti applicativi. Oltre a essere contrari, come azienda, all’idea di ricavare plastica da fonti alimentari quando questo comporta sottrarre cibo alla filiera alimentare, i compostabili possono avere senso quando prodotto e imballo sono quasi un corpo unico, come in alcune bustine da tè o cialde, dove il consumatore smaltisce tutto insieme. In altri casi, invece, il riciclo resta preferibile dal punto di vista scientifico, perché conserva valore di materia, mentre il compostaggio restituisce principalmente acqua e CO2 e non genera necessariamente un compost ricco di nutrienti.

Come si sviluppa la collaborazione con i vostri partner nella filiera del packaging?  

La scelta dei partner si basa su un mix di fattori: competitività di costo, affidabilità, capacità tecnica, rispetto delle specifiche, puntualità nelle consegne e orientamento alla sostenibilità. Non tutti i fornitori hanno lo stesso ruolo: alcuni sono scelti soprattutto per efficienza produttiva e di costo; altri per capacità innovativa. Per Barilla è fondamentale lavorare con fornitori capaci di investire in ricerca, sfidare i fornitori di materie prime e collaborare su obiettivi ambiziosi. L’innovazione nel packaging nasce infatti da una relazione stretta tra industria, converter e fornitori di materia prima.

L’azienda porta al mercato i propri bisogni; la filiera, a sua volta, può indirizzare la ricerca verso soluzioni coerenti con le esigenze reali dell’industria. Il risultato ideale è un portafoglio fornitori bilanciato: efficienza e costo da un lato, innovazione e capacità di anticipare i trend dall’altro. Puntare solo sul costo rischierebbe di far perdere capacità innovativa nel lungo periodo.

La collaborazione con la filiera è altrettanto centrale. Converter e fornitori di materia prima devono essere coinvolti per portare sul mercato soluzioni tecnicamente avanzate. Il packaging sta vivendo una fase molto stimolante: negli ultimi anni lo sviluppo tecnico si è accelerato, anche grazie alla maggiore sensibilità dei consumatori e alla pressione normativa sulle tematiche ambientali.

Quali principi guidano la vostra progettazione di packaging?

La funzione interna dedicata allo sviluppo tecnico del packaging, che io coordino, ha il compito di progettare e ottimizzare il pack riducendo gli impatti, massimizzando l’efficienza e minimizzando i costi, sempre nel rispetto della qualità e della sicurezza del prodotto. Questo sviluppo richiede un equilibrio tra esigenze diverse e coinvolge necessariamente più funzioni aziendali: sviluppo prodotto, marketing, vendite, supply chain e team tecnici. L’integrazione è sempre più importante, perché consente di generare valore fin dall’inizio del processo di sviluppo.

Un tema sempre più rilevante è quello dell’accessibilità. Barilla ha avviato un programma di “design for all” con test su diverse tipologie di consumatori. In questa fase l’attenzione è concentrata in particolare sulle persone più anziane: l’invecchiamento della popolazione rende importante progettare pack facili da leggere, maneggiare e aprire anche in presenza di piccoli limiti di mobilità o vista. L’obiettivo non è progettare per una nicchia, ma migliorare l’esperienza di tutte le persone. Un pack più facile da aprire per una persona anziana può essere più comodo anche per un consumatore giovane. Alcune soluzioni sono già state implementate, per esempio aperture facilitate su alcune linee di biscotti Mulino Bianco. Altre sono in sviluppo, anche sulla pasta.

Ogni miglioramento deve però rispettare un vincolo imprescindibile: il pack deve proteggere il prodotto lungo tutta la filiera, dalla logistica allo scaffale fino al consumo. Facilitare l’apertura non deve compromettere resistenza, sicurezza, protezione da manomissioni o rischio di infestazioni.

La progettazione del pack impatta sull’efficienza logistica: quali sfide affrontate e come le risolvete?

Una delle funzioni del packaging tecnico è minimizzare l’impatto logistico: in termini molto concreti, significa portare quanto più prodotto possibile su un bancale e saturare meglio i mezzi di trasporto.

Storicamente in Barilla il prodotto è sempre stato sviluppato per primo e il packaging è stato costruito intorno al prodotto. Oggi l’approccio è sempre più integrato: prodotto e pack vengono progettati insieme, perché piccole modifiche al prodotto possono generare benefici logistici molto rilevanti.

Un esempio riguarda le tagliatelle in nidi vendute nella box da 500 grammi. Una modifica nel modo di formare i nidi ha consentito di renderli leggermente più piccoli senza cambiare le caratteristiche del prodotto. Questo ha permesso di ridurre l’altezza della confezione di 20 mm: un cambiamento quasi impercettibile per il consumatore, ma con un impatto importante. Il materiale del primario e del secondario è stato ridotto di circa l’11% pari a un risparmio di 150 tonnellate di cartone, e il bancale ha potuto contenere il 25% di prodotto in più, con una conseguente riduzione dell’impatto CO2 della logistica di circa il 20%.

Per il futuro, la direzione è una maggiore integrazione tra team di sviluppo prodotto e team packaging, affinché il pack sia considerato fin dall’inizio uno strumento di efficienza industriale, logistica e ambientale.

Antonio Esposito

Antonio Esposito è Global Pasta and Condiments Packaging Director di Barilla. Chimico industriale, laureato all’Università Federico II di Napoli con specializzazione in scienza dei materiali, ha iniziato il proprio percorso professionale come ricercatore in ENEA.

Nel 2010 è entrato in Unilever, nell’area Ice Cream, dove ha lavorato per sette anni ricoprendo diversi ruoli, anche negli Stati Uniti. Nel 2017 si è spostato a Reggio Emilia in un’azienda oggi parte del gruppo Glacier, Indian-Gelato d’Italia, come responsabile packaging. Dal 2018 lavora in Barilla, dove ha seguito lo sviluppo packaging per diverse categorie, tra cui pasta, bakery e condimenti. Oggi coordina i team di sviluppo tecnico del packaging per le categorie pasta e condimenti.


Barilla, 150 anni di storia italiana custoditi in archivio

Oltre 60.000 documenti, due chilometri lineari di materiali e quasi un secolo e mezzo di storia d’impresa: l’Archivio Storico Barilla, fondato nel 1987 per volontà di Pietro Barilla, conserva un patrimonio che va ben oltre la memoria aziendale e restituisce l’evoluzione della cultura alimentare, della pubblicità e del costume italiano dal 1877 a oggi.

Riconosciuto dal Ministero della Cultura come sito di notevole interesse storico, l’archivio raccoglie fotografie, filmati, manifesti, confezioni, trafile, oggetti e materiali di merchandising. Tra i documenti più significativi figurano oltre 150 manifesti pubblicitari, circa 3.500 filmati per cinema e televisione, gli spot con Mina e Federico Fellini e oggetti entrati nell’immaginario collettivo, come il celebre “Coccio” di Mulino Bianco.

Negli ultimi anni Barilla ha potenziato la conservazione fisica dei materiali con nuove scaffalature mobili e sistemi avanzati di controllo ambientale. Parallelamente, il patrimonio è stato digitalizzato e reso accessibile gratuitamente online. Aperto a studiosi, ricercatori e visitatori, l’Archivio Storico è oggi uno strumento di conoscenza che intreccia industria, comunicazione e identità del Made in Italy.

Michela Pibiri
Michela Pibiri
Editor in Chief di PRINTlovers
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