C’è un punto in cui la carta smette di essere semplice supporto e diventa racconto materiale. È in quello spazio, tra ricerca cartaria, cultura del progetto e responsabilità ambientale, che Favini colloca la nuova evoluzione di Refit, la gamma nata dal recupero di cascami tessili e oggi aggiornata con un contenuto ancora più significativo di fibre provenienti dal mondo della moda.
La nuova Refit porta infatti la percentuale di scarti tessili dal 25 al 40%, integrandoli con fibra di cellulosa riciclata post consumo fino a raggiungere il 50% complessivo di materiale riciclato. Un passaggio tecnico importante, garantito dalla certificazione Global Recycled Standard, che conferma il posizionamento della carta all’interno di un’idea di economia circolare non solo dichiarata, ma leggibile nella composizione stessa del foglio.
Il progetto nasce dal lavoro del team R&D di Favini, che ha sviluppato un processo in grado di aumentare la presenza di residui tessili nell’impasto senza rinunciare alle performance richieste dalla stampa di pregio. Al tempo stesso, la selezione di sottoprodotti più chiari ha aperto la strada a una delle novità più interessanti della gamma: Refit Cotton Pure White e Refit Wool Pure White, due nuove tonalità pensate per ampliare il campo applicativo del prodotto.
Il punto di bianco più elevato rappresenta un’evoluzione decisiva per designer, stampatori e brand owner. Se la forza originaria di Refit era legata soprattutto alla sua identità materica, alle superfici tattili e alla relazione immediata con il mondo tessile, le nuove versioni Pure White aggiungono una qualità ulteriore: una base più luminosa, capace di valorizzare immagini, cromie e dettagli grafici. Per cataloghi, stampati editoriali, strumenti corporate e packaging dove la resa colore è un prerequisito, la nuova Refit offre dunque una combinazione rara tra contenuto sostenibile, sensorialità e nitidezza visiva.

La collezione mantiene la propria identità distintiva. Refit nasce dal recupero di cascami di lana e cotone e, nella versione Denim, da jeans usurati non più destinabili alla vendita. Questi materiali vengono trasformati e integrati alla cellulosa, generando carte riconoscibili non solo per la composizione, ma per l’esperienza tattile che restituiscono. Refit Wool conserva la sua caratteristica lanuggine superficiale, particolarmente evidente sulle tonalità scure e ora protagonista anche nella nuova Wool Pure White. Refit Cotton, invece, offre una mano più morbida e pulita, quasi tessile, coerente con l’immaginario del cotone e con la sua vocazione a progetti grafici raffinati.
Dal punto di vista applicativo, Refit si colloca nell’area della stampa premium, del packaging di alta gamma e della comunicazione visiva in cui il supporto non è neutro, ma parte integrante del messaggio. È una carta che parla a settori come moda, cosmetica, design, editoria di pregio e brand identity, dove la scelta del materiale contribuisce a costruire valore, coerenza e percezione qualitativa.
Il tema, oggi, non è più soltanto “usare una carta sostenibile”. La sfida è progettare materiali capaci di unire credenziali ambientali, qualità estetica e affidabilità tecnica. In questo senso Refit interpreta bene una direzione sempre più evidente nel mercato: la sostenibilità non come rinuncia, ma come occasione di innovazione formale e prestazionale.
La gamma è certificata FSC™ e GRS ed è prodotta con energia proveniente da fonti rinnovabili. Fa parte di Paper from our Echosystem, la collezione Favini che riunisce carte realizzate con materie prime eco-innovative, fibre alternative, materiali riciclati o provenienti da processi di riuso creativo.
Con questa nuova versione, Favini rafforza il dialogo tra carta e moda, tra industria grafica e cultura del recupero. Refit non si limita a incorporare uno scarto: lo trasforma in identità, texture, superficie stampabile. E dimostra come l’innovazione più interessante, nella carta, possa nascere proprio dalla capacità di dare nuova forma a ciò che sembrava aver concluso il proprio ciclo.




