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L’Erbolario, il packaging come ingrediente

Dall’adozione di tecnologie airless innovative all’uso pionieristico dei polimeri vegetali: a Lodi la progettazione del packaging è un processo multidisciplinare dove la tecnologia sposa la sensibilità umana, trasformando ogni contenitore in un componente attivo della formula.

C’è un istante preciso in cui un preparato cosmetico smette di essere solo una miscela di estratti, oli e fragranze e diventa un prodotto finito, pronto per incontrare il mercato e le mani del consumatore: è il momento dell’incontro con il suo contenitore. Per L’Erbolario, questa non è una semplice fase di fine linea o una scelta puramente estetica dettata dalle leggi del marketing, ma una complessa questione di chimica applicata.

La filosofia del brand lodigiano, nato nel 1978 come piccola erboristeria artigiana dall’intuizione di Franco Bergamaschi e Daniela Villa e oggi leader della fitocosmesi con una presenza in 45 Paesi, si basa su un principio tanto semplice quanto tecnicamente sfidante: il packaging è, a tutti gli effetti, un elemento funzionale del sistema prodotto. Non un accessorio di contorno, ma una barriera chimico-fisica meticolosamente progettata per garantire la stabilità di estratti vegetali spesso estremamente delicati, suscettibili all’ossidazione e alle variazioni ambientali. Questa centralità della materia richiede una precisione millimetrica che nasce da una visione multidisciplinare costante. Si tratta di un “dietro le quinte” tecnologico e umano che abbiamo esplorato grazie al contributo di chi, quotidianamente, gestisce l’equilibrio tra slancio creativo e rigore industriale: Giulia Baudi (Marketing Product Manager), Clara Sasso (Regulatory Affairs Manager) ed Erika Senzalari (Senior Packaging Quality & Development Specialist).

Dalle loro parole emerge chiaramente come la gestione di queste collisioni tra fisica e chimica richieda un grado di controllo umano tale da spiegare perché, nel quartier generale di Lodi, l’intelligenza artificiale non sia (ancora) entrata nei processi progettuali. In un ambito dove la “macchinabilità” deve sposarsi con una resa cromatica impeccabile su supporti bio-based, l’occhio dell’esperto rimane l’algoritmo più affidabile per garantire che ogni flacone scorra senza intoppi sulle linee di confezionamento automatizzate.

Innovazione e identità

Proprio su questo equilibrio tra innovazione materica e continuità identitaria, il team de L’Erbolario illustra come si sia evoluto il design delle confezioni per adattarsi ai cambiamenti del mercato senza mai smarrire la propria anima: «Nel tempo il design delle nostre confezioni si è evoluto seguendo principalmente esigenze tecniche, produttive e di efficientamento, oltre che di valore estetico. Abbiamo lavorato su ottimizzazione di formati e dimensioni, standardizzazione, per facilitare stoccaggio e logistica, revisione di grammature e materiali per garantire le prestazioni richieste (resistenza, protezione del prodotto, compatibilità col prodotto e linee di confezionamento) » spiegano.

«Parallelamente, abbiamo introdotto e stiamo introducendo materiali più sostenibili (bio-based e riciclati), verificandone però sempre la compatibilità con i processi industriali, la stabilità nel tempo e la resa estetica, senza compromettere la qualità percepita. Anche le tecnologie di stampa e decorazione si sono evolute, permettendo una maggiore ripetibilità e controllo del risultato (colori riproducibili, resistenza ai prodotti, alla luce e all’usura), cercando di mantenere coerenza tra diversi fornitori e lotti produttivi. Il mantenimento dell’identità visiva è stato garantito attraverso la standardizzazione di elementi chiave: colori a pantoni, struttura e creazione grafica. L’approccio è quindi evolutivo, controllato e in miglioramento continuo: ogni modifica viene testata (stabilità, trasporto, macchinabilità) e validata prima dell’introduzione, così da adattarsi ai cambiamenti del mercato mantenendo coerenza tecnica e visiva nel tempo».

La fisica della protezione: l’eccellenza del sistema TAG

Entrando nel vivo del dettaglio tecnico, la sicurezza di un cosmetico è indissolubilmente legata alla performance del suo contenitore primario. Un esempio lampante di questa “fisica della protezione” è rappresentato dal sistema TAG (Techno Airless Glass System). Si tratta di una tecnologia premiata con il Best Packaging dell’Istituto Italiano Imballaggio per la sua carica innovativa, che L’Erbolario ha integrato per combinare l’inerzia chimica e la purezza del vetro con la funzionalità avanzata di un sistema airless. Il meccanismo garantisce una protezione totale del prodotto, facilitandone l’erogazione e riducendo drasticamente la percentuale di residuo: il tasso di restituzione superiore al 95% permette al consumatore di beneficiare della freschezza del preparato fino all’ultima applicazione.

La visione sul PPWR

Sui temi della stabilità e delle nuove sfide normative dettate dal Regolamento Europeo PPWR, la visione del team svela un approccio proattivo: «Secondo la legislazione europea un prodotto cosmetico è tale solo nel momento in cui viene confezionato. Questo principio evidenzia come il packaging rappresenti a tutti gli effetti una parte integrante del prodotto, le cui caratteristiche risultano fondamentali per garantirne la sicurezza d’uso. Il nuovo Regolamento sul packaging introduce diversi obiettivi, alcuni dei quali particolarmente sfidanti per le imprese del settore cosmetico. Si tratta tuttavia di traguardi che condividiamo pienamente, in quanto orientati a promuovere un’economia circolare basata sul riuso e sul riciclo degli imballaggi entro il 2030. Seguiamo con attenzione ogni aggiornamento normativo e, nonostante molte delle disposizioni attuative non siano ancora disponibili, manteniamo una stretta collaborazione con fornitori selezionati per sviluppare strategie condivise e arrivare preparati a ogni scadenza prevista. Da anni, inoltre, privilegiamo, ove possibile, l’utilizzo di plastiche riciclate o provenienti da fonti rinnovabili, nonché soluzioni di imballaggio monomateriale, più facilmente riciclabili».

La sfida dei polimeri: Bio-based e Riciclo post-consumo

L’impegno verso una sostenibilità reale si traduce in una ricerca incessante di tecnologie che permettano di acquistare imballi altamente performanti e a basso impatto. Un pilastro di questa strategia è l’impiego del Green PE, materiale derivato al 100% da canna da zucchero – dunque da fonte vegetale e rinnovabile – utilizzato prevalentemente per i tubi. Ad esso si affianca il Green PET, derivato al 30% dalla medesima fonte, impiegato per la flaconeria. L’innovazione non si ferma alle fonti rinnovabili, ma abbraccia l’economia circolare attraverso le plastiche riciclate. L’azienda ha introdotto l’R-PET, derivato dal riciclo di bottiglie di plastica post-consumo, per i flaconi delle nuove linee, affiancandolo all’R-PE per i tubi e all’R-PP per i vasi delle creme. La sfida tecnica, in questo caso, è garantire che la stabilità dimensionale e la compatibilità chimica non vengano compromesse dalla natura eterogenea del materiale riciclato. Ma come si concilia questa complessità materica con la necessità di una resa estetica perfetta? «L’attenzione al dettaglio per noi è sempre stata il driver di ogni scelta di packaging, dalla morfologia alla selezione della cromia, alle finiture fino ad arrivare ai materiali. Nello scenario attuale in cui, sempre maggiormente prediligiamo la scelta di packaging sostenibili derivanti anche da materiali riciclati, diventa sicuramente più sfidante e difficile raggiungere gli stessi risultati di cromie e finiture sui diversi supporti. Ciò nonostante, non demordiamo e ci affidiamo ai nostri fornitori che si pongono come veri e propri partner, nel supportarci in questa incessante ricerca della perfezione che ci contraddistingue da sempre».

La carta FSC e il primato della tracciabilità

Un altro capitolo fondamentale riguarda i materiali cellulosici. L’Erbolario è stata tra le prime aziende cosmetiche italiane a utilizzare integralmente carte certificate FSC® (Forest Stewardship Council®). Questa certificazione garantisce la corretta gestione delle risorse forestali e la tracciabilità della filiera per tutti gli articoli in carta prodotti: non solo astucci, ma anche calendari, agendine, brochure, depliant e cataloghi. Particolarmente interessante è la gestione dei sacchetti in carta, realizzati con legno di foreste a gestione protetta e decorati esclusivamente con inchiostri a base d’acqua. Questi sacchetti sono progettati per essere riutilizzati più volte o destinati alla raccolta differenziata in quanto completamente riciclabili. L’ottimizzazione tocca anche la logistica e-commerce: l’impiego di due diverse tipologie di carta riempitiva ha permesso all’azienda, nel periodo 2022-2025, di ridurre del 70% il quantitativo di carta utilizzato per la preparazione degli ordini.

Verso il futuro: Ricaricabilità e “Second Life”

Oltre al riciclo, L’Erbolario punta sulla riduzione del consumo di materiali attraverso il lancio di prodotti con packaging ricaricabile. Esempi concreti sono le creme viso della linea Collagen Attivo, le Ecoricariche dei bagnoschiuma e le Ricariche per le fragranze per legni profumati. Questa scelta non solo riduce l’impronta ambientale, ma valorizza l’imballo primario, trasformandolo in un oggetto duraturo. In prospettiva 2030, la visione del team lodigiano guarda a una sostenibilità senza compromessi: «Per i cofanetti riutilizzabili lavoriamo su un adeguato dimensionamento strutturale, sulla scelta di cartotecniche performanti e su sistemi di chiusura resistenti, verificando la tenuta in condizioni di trasporto variabili. In prospettiva 2030, auspichiamo un consolidato utilizzo di materiali riciclati ad alte prestazioni e soluzioni monomateriale, in grado di coniugare durabilità, qualità estetica e sostenibilità. Si tratta di una sfida che coinvolge a 360 gradi il nostro team di ricerca e sviluppo, in collaborazione con i nostri fornitori, con i quali abbiamo sviluppato partnership solide e orientate a questi obiettivi».

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