sabato, Febbraio 14, 2026
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Il mio segreto? Cercare sempre il bello e il nuovo

È uno spazio accogliente lo Studio Falavigna, anzi sembra una casa vera e propria, luminosa, elegante e insieme informale.

È uno spazio accogliente lo Studio Falavigna, anzi sembra una casa vera e propria, luminosa, elegante e insieme informale, con la cucina, le stanze arredate senza cedere alle mode, il terrazzo con le piante lasciate alla libertà ribelle delle loro forme. “Quando lavoro – dice Ciro Falavigna – mi piace sentirmi nell’atmosfera di tranquilla sicurezza che ti dà una casa. In più non ho mai voluto pensare di andare a lavorare in ufficio e per questo motivo, da sempre, ho avuto studi che sembrano, delle abitazioni vere e proprie”. 
Essì… non te l’aspetteresti un ambiente così familiare la boutique creativa di un Art Director come Ciro Falavigna, che nel mondo del lusso e della moda, ma anche del Beauty e della gioielleria è da più di 20 anni un mostro sacro.
Da Cucinelli a Trussardi, da Ferragamo a Gucci, da Dolce & Gabbana a Chanel, da Zegna a Fratelli Rossetti fino a Missoni, sono tantissimi i  brand della moda, con cui Ciro Falavigna ha collaborato, per non parlare dei tanti altri marchi (Morellato, Kiko, Tezenis, Audi, Condè Nast per citarne solo alcuni) che figurano nell’infinita lista dei suoi clienti.

Ha esordito negli anni Ottanta come Art Director nell'editoria di moda, firmando i restyling di Amica e L’Uomo Vogue, fino a ricoprire il ruolo di Art Director per i brand più prestigiosi del mondo con i quali ha saputo consolidare rapporti di fiducia continuativi, persino ventennali, come è accaduto con Brunello Cucinelli, che a Falavigna affida la sua immagine dalla seconda metà degli anni Novanta, Etro con cui collabora da 9 anni, fino a  Kiko Make Up, uno dei fenomeni imprenditoriali più interessanti nel mondo della cosmesi degli ultimi anni e di cui lo Studio Falavigna ha curato l’immagine dall’esordio nel 2008.
Come accade che si rivolgono tutti a lei… qual è il suo segreto? “Il mio approccio creativo è sempre teso alla ricerca dell'innovazione e dell'eleganza, ma altrettanto importante è la mia manifesta volontà di stabilire un rapporto di reale partnership con il cliente”.  

Con i suoi progetti – che variano dalle campagne pubblicitarie al branding, dai libri agli spot televisivi, dal packaging design ai cataloghi fino all’allestimento delle sfilate – Falavigna si è conquistato prestigiosi riconoscimenti, fra cui il Gold al Cresta International Advertising Awards di New York che premia l’eccellenza nella comunicazione mondiale, il Gold all'Epica Award Worldwide, il Certificate of Excellence of European Design Awards di Londra e tanti altri.
“Il vero segreto per realizzare un grande progetto – dice – è capire a fondo il tuo interlocutore, capire se vuole spingersi oltre, se è pronto per cambiare pelle, e tutto questo lo puoi fare solo se riesci a creare un clima di confidenza col cliente”. 

Falavigna fa un distinguo tra gli anni del suo esordio e l’attualità.  “Era più forte il gusto nella ricerca del bello assoluto e si poteva dedicare più tempo alla creatività, a pensare a un progetto.  I miei primi clienti negli anni Ottanta, sono stati Dolce & Gabbana, per i quali ho curato i primi cataloghi dal 1986.  Con loro si parlava liberamente, si discuteva appassionatamente, e le idee nascevano con i giusti tempi, anche in situazioni informali, magari mangiando insieme una pizza. Alla fine del lavoro nessuno poteva dire “questo l’ho fatto io!”.

Ora tutto è cambiato, aggiunge, “ed  è realmente impossibile trovare un tavolo in cui tutti i partecipanti siano concentrati sul motivo di quella riunione. Tutto è più veloce apparentemente, ma in realtà molto più frammentato. Inoltre sembra stravagante richiedere un incontro personale prima della progettazione. Si suppone che dei brief scritti e inviati via mail possano trasferire le reali esigenze di un’azienda, ma …entrare nello studio di un imprenditore, guardare i suoi libri, i suoi oggetti e vedere come si muove, sentire cosa pensa e come te lo comunica, tutto questo ti dà sensazioni molto utili ai fini progettuali”.

Innegabile che il contatto col cliente e il tempo siano variabili funzionali ai processi creativi. Innegabile che la creatività si nutra di attese, ripensamenti, riflessioni, messe a punto.  “Spesso viene richiesto un lavoro in una o due settimane, e di frequente capita poi di aspettare anche un mese per avere un feedback e questo timing non giova a nessuno, soprattutto all’azienda che avrà un progetto con minori tempi di approfondimento” .  

“Occorre il tempo per cercare un’idea, lasciarla in un cassetto per una settimana per metabolizzarla, poi rivederla  e potere pensare di cambiarla completamente… allora tutto funziona meglio”.

E aggiunge: “stiamo forse confondendo i tempi digitali con i tempi fisiologici del cervello e dell’immaginazione umana. Se è vero che i computer sono e saranno sempre più rapidi, non può essere altrettanto per il nostro pensiero.  Il rischio è che si rinunci alla ricerca di un’idea.

Quando tutto cambia alla velocità della luce sono personaggi come Ciro Falavigna che ci aiutano a segnare i confini, a fornirci una bussola per guardare oltre l’orizzonte. Si tratta di cercare approcci mentali diversi, spiega, lavorare sui linguaggi, soprattutto capire l’interlocutore. Prendiamo il caso di Brunello Cucinelli, l’imprenditore filosofo, il re del cachemere, l’uomo che ha ristrutturato il borgo umbro di Solomeo in provincia di Perugia, restaurando edifici e piazze, giardini e un teatro, dando vita a un’impresa umanistica di cui si parla in tutto il mondo.

“Brunello parte da valori dell’umanesimo” spiega Falavigna “e per questo motivo i suoi cataloghi non sono da me concepiti come ‘semplici’ cataloghi di moda, ma vogliono essere dei veri libri che promuovono la cultura italiana nel mondo, unendo la nostra storia e il made in Italy, attraverso un racconto che si avvale di affreschi, vicende e leggende antiche, metafore e miti, testi che narrano insieme la cultura e la moda, la bellezza e la storia”.

Insomma, aggiunge, “non basta dire made in Italy…”. Fare comunicazione per i brand del lusso significa scandagliare possibilità e traiettorie di senso, cogliere l’universo della marca nella sua interezza e insieme interpretarne forme e valori. Altrimenti tutto è casuale e indifferente, che sia un invito o un catalogo, uno spot o un allestimento, lentamente tutto si omologa,  le differenze scivolano nel nulla e i messaggi diventano sovrapponibili e intercambiabili.

E allora? “Io continuo a cercare il bello e il nuovo. Per riuscire a sorprendere e rendere felice il mio cliente… e anche me stesso ”.

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