Spazi che uniscono il calore del domestico e la funzionalità del contract, tra sostenibilità, innovazione e ricerca dei materiali. Delle ultime tendenze dell’interior design abbiamo parlato con Cecilia Anselmi (Effimero Barocco), Alessandro Marchelli (AIPI – Associazione Italiana Progettisti di Interni), Cinzia Pagni (ADI Lombardia – Associazione per il Disegno Industriale), Andrea Roscini (23Bassi), Lycia e Gaia Trapani (Lyga Studio) e l’architetta Clara Bona. E abbiamo raccolto una serie di applicazioni fuori dall’ordinario.
Spazi dove la tecnologia permette di realizzare visioni che un tempo erano impossibili. Ma anche spazi che sanno valorizzare il territorio, le maestranze locali, la memoria dei materiali. Che riconoscono nel made in Italy non solo un marchio, ma un ecosistema di competenze da nutrire e tramandare e che interpretano la sostenibilità non come rinuncia ma come opportunità creativa. Quello che i progettisti stanno costruendo sono interni capaci di parlare a tutti i sensi, dove ogni superficie racconta una storia e porta con sé un valore etico ed estetico.
La fine delle barriere: il nuovo dialogo tra residenziale e contract
Per decenni, il mondo residenziale e quello contract hanno rappresentato due universi paralleli: il primo più votato all’espressione personale, il secondo alla funzionalità. Oggi, però, quei confini si fanno sempre più labili. «Un tempo le catene di alberghi internazionali puntavano sulla standardizzazione, oggi prevale la ricerca di identità e unicità. Gli hotel non sono più soltanto luoghi dove dormire – sottolinea Cinzia Pagni, presidente di ADI Lombardia – ma spazi vivi, che ospitano coworking, bistrot, aree lounge. Luoghi di socialità e incontro, accessibili anche a chi non è ospite. Il nuovo orizzonte dell’hospitality si costruisce sulla capacità di offrire al viaggiatore non solo comfort ed efficienza, ma autenticità, attraverso una progettazione basata sulla costruzione di esperienze e di storie, che raccontino il territorio in cui questi ambienti sono immersi, ricreando atmosfere domestiche anche in ambienti di servizio». La contaminazione tra i due mondi si esprime prima di tutto attraverso i materiali. «Oggi troviamo un’assoluta commistione di superfici e texture – racconta Andrea Roscini dello studio 23Bassi – C’è meno timore di mescolare linguaggi: legno e metallo, pietra e resina, tessuti e superfici tecniche convivono liberamente. Questo eclettismo riflette una nuova sicurezza del progettista e un approccio più empirico, calibrato sul contesto».

Superfici evolute: nuove prestazioni ed effetti scenici
Il concetto di superficie, infatti, si è evoluto. Il wallpaper, per esempio, ha superato la dimensione ornamentale per diventare uno “strumento narrativo”. Grazie alle nuove tecniche di stampa digitale su larga scala, i progettisti possono trasformare grafiche, fotografie o disegni su misura in superfici architettoniche, coordinate con arredi e rivestimenti. Le nuove tecnologie danno inoltre l’opportunità di stampare carte da parati customizzate, personalizzate, che garantiscono prestazioni tecniche elevate (fonoassorbenti, traspiranti, flame-retardant, resistenti all’umidità) senza perdere il loro valore estetico e scenografico.
«Oggi la stampa digitale non è solo un processo industriale, ma un mezzo di espressione che permette di costruire identità visive e tattili – osserva Cecilia Anselmi di Effimero Barocco – Attraverso la stampa possiamo tradurre suggestioni, texture e memorie in superfici personalizzate, capaci di dialogare con la luce e con lo spazio. È un modo per restituire al progetto quella dimensione artistica e sensoriale che per anni era stata sacrificata alla standardizzazione».


Un approccio confermato anche da Lycia e Gaia Trapani di Lyga Studio, che utilizzano il wallpaper per creare contrasti e punti di forza visiva all’interno di ambienti monocromatici, spesso non rivestiti. «Nei bagni, per esempio, inseriamo wallpaper waterproof all’interno della doccia, creando un fondale scenografico che rompe la neutralità dello spazio e aggiunge profondità». Nel residenziale, la stessa libertà si traduce in soluzioni sartoriali. «Uso spesso carte da parati per rivestire armadi e mobili, privilegiando la ricerca di effetti texturizzati e materici – racconta Clara Bona, architetta specializzata in progetti residenziali – Mi piace creare texture che ricordano i tessuti di un tempo, come rafia o paglia, ma avvalendosi della praticità di materiali facili da manutenere, lavabili e resistenti».
Dopo anni di minimalismo estremo e superfici neutre, il progetto d’interni sta vivendo una stagione di ritorno alla materia. Tornano protagonisti i materiali naturali che portano calore e connessione sensoriale: pietre naturali come marmo, travertino o onice per creare punti focali di forte impatto visivo. O i legni, specialmente quelli con venature evidenti e finiture che ne esaltano l’essenza. Tra i tessuti naturali spiccano lino, lana e cotone. Ma la rivoluzione tecnologica più significativa riguarda la ceramica. «Le piastrelle di oggi – aggiunge Pagni – sono più sottili e resistenti. Con pochi millimetri si realizzano lastre larghissime, e le pavimentazioni assumono un valore estetico e comunicativo maggiore rispetto a qualche anno fa. Il gres porcellanato, grazie alla stampa digitale, riproduce marmi e legni con fedeltà sorprendente». Ma lungi dall’essere un limite, questa capacità mimetica garantisce performance che non sempre con materiali veri si riesce a ottenere: costi contenuti, spessori ridotti, facilità di manutenzione. Un esempio concreto arriva dai pavimenti in resina, molto apprezzati per l’assenza delle fughe, come conferma Alessandro Marchelli di AIPI «Usiamo spessissimo le resine nei nostri lavori per creare soluzioni di continuità, sia negli ambienti interni che tra ambienti interni ed esterni, perché il dialogo tra indoor e outdoor è sempre più importante nella progettazione contemporanea».

Ma la vera novità non riguarda solo il ritorno ai materiali o l’evoluzione di quelli tecnici quanto la libertà con cui oggi vengono combinati. I tessuti d’arredo raccontano in modo particolare questa nuova sensibilità. «Dal lino alla lana bouclé, dal velluto liscio a quello a coste, fino ad arrivare al feltro: non c’è limite alla fantasia» aggiunge Bona. Dalle coperture temporanee degli edifici alle facciate ventilate, dai pannelli fonoassorbenti ai sistemi di schermatura solare, il tessuto è materia viva del design e può essere utilizzato per rispondere a tantissime esigenze. La sfida è combinare la bellezza dell’imperfetto con la precisione della tecnologia, unendo l’espressività dei materiali tradizionali con la flessibilità dell’innovazione.
Sostenibilità, da vincolo eticoa linguaggio estetico
Anche il concetto di sostenibilità ha subito una trasformazione profonda. Secondo Cecilia Anselmi di Effimero Barocco «oggi la sostenibilità non è più un vincolo normativo, ma un principio estetico e progettuale che ridefinisce i codici del design d’interni contemporaneo. La responsabilità ambientale si intreccia con la dimensione estetica e narrativa, permettendo di decorare senza invadere, creare scenografie reversibili, rigenerabili, rispettose del contesto. Possiamo emozionare e stupire con la consapevolezza di lasciare un’impronta più leggera, ma altrettanto duratura nel carattere e nella memoria degli spazi».
La prima rivoluzione è stata culturale: imparare a riconoscere la bellezza della materia (legni non trattati, pietre grezze, tessuti naturali e superfici non uniformi) restituiscono una verità tattile che si contrappone alla perfezione industriale e celebra la provenienza, la manualità e la durata. La sostenibilità è diventata talmente centrale che ADI ha compiuto una scelta simbolica importante, eliminando la sostenibilità dai parametri dell’ADI Design Index, perché, come ricorda Pagni, «è un valore etico, come lo era un tempo l’ergonomia. Le aziende italiane operano con grande senso di responsabilità, spesso anticipando le normative. È un lavoro silenzioso, ma che sta cambiando il settore. Chiaramente quando parliamo di sostenibilità non possiamo dimenticarci di quella sociale che significa valorizzare le competenze locali, promuovere la filiera corta, restituire valore al territorio». La ricerca si concentra su materiali riciclati o riciclabili: pavimenti in resina che collegano interno ed esterno, feltri in PET, ceramiche ottenute da scarti, pannelli fonoassorbenti in tessuti rigenerati. Lyga Studio traduce questa filosofia in scelte operative concrete; «Stiamo utilizzando sempre più spesso intonaci a base naturale e progettiamo impianti che sfruttano il fotovoltaico e l’energia solare termica – spiegano Lycia e Gaia Trapani – prediligendo materiali semiartigianali prodotti da aziende locali e progettati da designer».

Innovazione tecnologica: quando i materiali pensano
I materiali non sono più soltanto inerti rivestimenti, ma superfici intelligenti capaci di rispondere, adattarsi, autoripararsi. La ricerca tecnologica sta aprendo scenari dove performance, sostenibilità ed estetica si incontrano in soluzioni di nuova generazione. Lo studio 23Bassi cita l’esempio di un laminato che, grazie alla nanotecnologia, è in grado di rigenerarsi, eliminando piccoli graffi e segni. Anche il mondo ceramico si sta evolvendo, integrando proprietà antibatteriche, caratteristica importante soprattutto in ambito contract dove l’igiene è un requisito essenziale. «Le verniciature hanno fatto passi da gigante – aggiunge Roscini – Come studio, abbiamo sperimentato con elementi in legno realizzati con pannelli multistrato molto grandi, verniciati con tecniche ad arco voltaico in ferro, che a una prima occhiata sembrano pesanti, ma in realtà sono molto leggeri e facilmente trasportabili».
Un discorso analogo vale per la stampa digitale su superfici rigide: le aziende stanno sperimentando inchiostri ceramici e tecniche a base di nanoparticelle che garantiscono durata, brillantezza e sostenibilità. Un altro ambito di innovazione sono i materiali vinilici, sempre più durevoli, efficienti e in grado di simulare effetto pietra o cementato. L’evoluzione dei laminati inoltre permette di dare un’impronta creativa alle superfici straordinaria, garantendo una duttilità notevole e un prezzo contenuto. Anche i tappeti si sono evoluti «grazie all’utilizzo di colori per la tintura più naturali – racconta Marchelli di AIPI – È questa capacità di far dialogare memoria e innovazione la chiave dei materiali che definiranno il linguaggio dell’interior design nei prossimi anni». Anche la stampa entra in questo terreno di sperimentazione: dalle superfici ceramiche a quelle metalliche, la ricerca si concentra su inchiostri ecocompatibili e tecniche a polimerizzazione UV che garantiscono durata, brillantezza e riduzione degli scarti. Un’innovazione che unisce tecnologia e artigianalità, aprendo nuove possibilità di personalizzazione.
In questa convergenza, il progetto d’interni riscopre la sua funzione più profonda: creare spazi capaci di raccontare chi li abita, che siano case o hotel, luoghi pubblici o privati. Ambienti che uniscono comfort, materia e narrazione in una sola esperienza di bellezza.
Verso nuovi equilibri
Il panorama che emerge è quello di un design d’interni che ha superato le dicotomie del passato. Non più estetica contro funzione, non più tecnologia contro natura, non più serialità contro personalizzazione. Il progettista contemporaneo sa muoversi con disinvoltura tra questi poli, trovando sintesi inedite. La vera rivoluzione non è nelle singole tendenze (il ritorno alla pietra naturale, l’uso del wallpaper, la stampa personalizzata, le nanotecnologie applicate) ma nell’approccio complessivo: più fluido, meno categorico, capace di abbracciare contraddizioni apparenti. È questo, forse, il vero lusso del design d’interni contemporaneo: la capacità di creare bellezza, attraverso la commistione di elementi, in cui tutto concorre a costruire un’esperienza armonica e di senso.



