
Tecnologia e materiali innovativi soddisfano la richiesta di ambienti a misura di benessere
Di Caterina Pucci | su PRINTLovers 91
La pandemia ha influito sul modo in cui viviamo gli spazi di lavoro. Per alcuni, l’emergenza ha coinciso con la scelta radicale di abbandonare l’ufficio tradizionale. Altri hanno abbracciato i vantaggi dello smart working, ma soltanto parzialmente, alternando lavoro in presenza e da remoto. Ripensare il rientro in ufficio significa non soltanto far fronte alle esigenze di sicurezza emerse durante l’emergenza ma anche creare spazi confortevoli, in cui pensare, creare, condividere.
Secondo un articolo pubblicato su New Scientist ad agosto 2021, l’ambiente di lavoro ideale è ricco dei cosiddetti “segnali di appartenenza”, cioè elementi che ci trasmettono un senso di identità e ci fanno sentire parte dell’ambiente che ci circonda. A dire il vero già nel 2010 un saggio intitolato Generation Y in the Workplace mostrava come il 72% degli intervistati (appartenenti alla generazione dei millennial) ammetteva che l’ambiente di lavoro influenzasse le loro scelte professionali.
Secondo Gensler, studio di architettura artefice di molte riprogettazioni di uffici di nuova generazione, qualsiasi cambiamento nel design deve risultare “autentico” e coerente rispetto alla cultura aziendale. Non si tratta di un concetto particolarmente nuovo, ma sicuramente nuove sono le modalità con le quali brand, progettisti, fornitori di servizi di stampa hanno provato a rispondere alle sfide che pone il presente, anche servendosi delle ultime innovazioni sul fronte delle tecnologie e dei supporti di stampa.
Valorizzare l’esperienza umana
La versatilità garantita dalla stampa digitale ha aperto diverse opportunità nell’ambito dell’office design. Durante il webinar Décor: What’s Next, organizzato lo scorso anno da HP, Rachel Nunziata, Interior Decor Print Columnist and Consultant, ha spiegato come gli uffici, svuotati per molto tempo dalla presenza umana, rivendicano adesso una nuova identità. Compito dei progettisti è far sentire le persone a proprio agio. La personalizzazione diventa uno strumento per ricreare, anche all’interno di uno spazio condiviso, delle “oasi” compartimentate e accoglienti, che integrano elementi un tempo appannaggio dell’home décor. Ne è un esempio il Light Box BCN, coworking al centro di Barcellona, arredato con oggetti stampati e personalizzati con tecnologie di stampa HP Latex e Stitch.
Secondo Paolo Tedeschi, Head of Communications Corporate Marketing and Sustainability di Canon Italia, compito dei fornitori di soluzioni di stampa è offrire il proprio supporto ai designer affinché la tecnologia diventi uno strumento abilitante per riprogettare gli ambienti lavorativi trasformandoli in luoghi in cui estetica, comfort, forma e funzionalità coesistono. «Occorre sviluppare una visione dell’ufficio più dinamica e inclusiva, in cui il focus sia la valorizzazione dell’esperienza umana. Non si parla di uffici del futuro, ma di interpretare le reali esigenze delle persone facendo un’attenta analisi del presente» spiega Tedeschi. «La comunicazione visiva stampata diventa uno strumento indispensabile per raccontare l’identità aziendale anche attraverso precise scelte progettuali. Si tratta di passare da uno storytelling a uno storydoing».
“Divide et comunica” grazie al tessuto
Il south working ha avuto come conseguenza l’apertura di spazi di lavoro condiviso anche in centri di medio-piccole dimensioni, anche se secondo una ricerca di Italian Coworking, Milano, Roma e Torino continuano a guidare la classifica per densità e diffusione di coworking in rapporto alla popolazione. «Durante il lockdown abbiamo registrato una marea di disdette, ma con il ritorno alla normalità abbiamo cominciato a ricevere sempre più richieste, non soltanto da parte dei liberi professionisti, ma anche da aziende che, per decongestionare gli uffici, optano per soluzioni come la nostra per i propri dipendenti» spiega Mario Pescetto, General Manager di Tenoha, spazio polifunzionale situato in un ex laboratorio di carte da parati nei pressi dei Navigli. L’arredamento interno, di ispirazione nipponica, ha sempre previsto l’utilizzo di pareti divisorie che, oltre a garantire il necessario distanziamento, assolvono la necessità estetica di trasmettere un senso di pulizia, rigore, tranquillità.
La ricerca di soluzioni a impatto zero si legge anche nel ritrovato utilizzo del tessuto. «Lavorando come service, il contatto con diverse tipologie di cliente ci permette di tenere il polso della situazione» racconta Fabrizio Citro, General Manager di Industria Grafica FG, azienda di Salerno specializzata in stampa digitale per allestimenti. «Negli ultimi mesi la richiesta di tessuti stampati è cresciuta in maniera esorbitante. La stampa sublimatica offre il vantaggio di essere inodore e di assicurare un elevato grado di personalizzazione. La gamma di applicazioni è potenzialmente infinita: pareti divisorie, espositori tubolari, chiaramente di dimensioni più piccole rispetto a quelle utilizzate in ambito fieristico, wallpaper, retroilluminati. La maggior parte dei clienti nell’ambito office richiede tessuti antibatterici e fonoassorbenti».
Arredi belli ed efficienti: dal cartone…
Trasformare gli uffici in spazi eco-efficienti a partire da una scrivania o un armadio? Una sfida che Nardi Mobili in Cartone ha abbracciato nel 2012, mettendo a fattor comune l’esperienza nel settore dell’arredo per uffici di Stefano Nardi e la passione per l’eco design del figlio Massimiliano, di professione architetto. Come suggerisce il nome, l’azienda progetta e realizza arredi in cartone, un materiale che, oltre a garantire performance di sostenibilità eccellenti, è anche estremamente versatile. A distanza di un decennio dalla nascita, l’offerta si è differenziata: quella che era una start up è oggi una realtà consolidata che vanta allestimenti in tutto il mondo. «Acquistiamo dalle cartiere grandi fogli in cartone a tripla onda di diversi spessori, a seconda delle esigenze. Da questi fogli ricaviamo gli elementi che servono a comporre ciascun arredo, utilizzando plotter di precisione che assicurano un taglio impeccabile, condizione necessaria dal momento che tutti i mobili si montano grazie a soluzioni a incastro e quindi progettazione e taglio non ammettono imprecisioni» spiega Stefano Compagno, Marketing & Communication Manager dell’azienda. I fogli di cartone possono essere del classico color avana o bianchi; grazie alla stampa diretta è inoltre possibile personalizzarli su richiesta. «Negli anni abbiamo sviluppato una serie di soluzioni pensate per rendere ancor più durevoli e affidabili i nostri mobili con finiture in vetro, sughero, laminato e D-bond per migliorare le performance anti-usura delle superfici più sollecitate all’uso, come per esempio il ripiano di un bancone reception, o di una scrivania» prosegue Compagno. Grazie al know-how acquisito, Mobili in Cartone promuove un’idea di arredo che sia sostenibile ma anche durevole.
«La personalizzazione è un aspetto fondamentale del nostro lavoro, visto che buona parte degli arredi viene creata su misura, o adattata in base a quello che il cliente sogna di realizzare. Forme, dimensioni, finiture, dettagli estetici e stampe personalizzate consentono di creare arredi in cartone assolutamente unici e pensati ad hoc per soddisfare le aspettative dei clienti».
…al metallo
L’evoluzione tecnologica permette di trasporre il discorso anche a materiali finora meno interessati dal fenomeno della customizzazione. ArmetBox è una collezione nata dalla collaborazione tra l’azienda Armet, specializzata nella produzione di armadi e mobili metallici, e l’architetto Aldo Cibic, che ha saputo reinventare gli arredi attraverso un design pulito ma personalizzabile, e alla combinazione di elementi modulari con cromatismi, forature e texture diverse. Interamente realizzati in lamiera d’acciaio, materiale riciclabile al 100%, i mobili vengono verniciati con polveri epossipoliestere ecologiche. Le stampe sono realizzate tramite una stampante ad alta definizione all’interno del laboratorio di stampa. «Una volta stampata, la texture viene protetta con uno strato di vernice trasparente» spiega Nello Luongo, Direttore Commerciale di Armet. «Tutte le strutture sono modulari con dimensioni di 450x450x450 mm e il cliente può scegliere di adattare la struttura alle proprie esigenze, scegliendo texture a singole immagini o immagini composte su più mobili. Mettiamo a disposizione un render con il layout dei mobili, i decori e le colorazioni scelte, prima di procedere con la produzione». Lo studio di design Madea di Napoli, per esempio, ha scelto la linea ArmetBox per realizzare contenitori multifunzione da posizionare nell’area comune dei propri uffici.
In sicurezza, senza dimenticare l’estetica
Questo nuovo modo di concepire l’ambiente di lavoro ha aperto numerose opportunità a progettisti e professionisti della stampa, che si stanno aprendo al mondo dell’office design, integrando la propria offerta con pareti divisorie, segnaletica per il distanziamento, arredi personalizzati. Grande attenzione è riservata alla selezione di inchiostri atossici e materiali riciclabili, che possano essere sottoposti a interventi di igienizzazione costanti senza essere danneggiati. «Fin dal primo lockdown abbiamo realizzato parafiato personalizzati, adesivi calpestabili per la comunicazione orizzontale, cartelli e pannelli per informazione e prevenzione, vinili antibatterici. Essendo destinati a luoghi aperti al pubblico, l’attenzione alle certificazioni era massima già dalla richiesta di preventivo» spiega Iole Preziosi, Marketing Manager di Grafica Metelliana, azienda di stampa campana che ha di recente aperto una divisione dedicata alla visual communication.
«A partire dalla trasformazione di materiali rigidi e flessibili con macchine da stampa e taglio per il digital signage è possibile rispondere oggi a qualunque tipo di richiesta» aggiunge Federico Cozza, CEO di Leaderform, azienda veneta specializzata nella stampa per la Business communication. «Vetrofanie, pannelli, espositori, bandiere, ma anche allestimenti per eventi aziendali, anche se chiaramente nell’ultimo periodo la richiesta è stata ridotta. Oltre alle certificazioni più comuni, come la reazione al fuoco, dopo la pandemia è diventata la norma includere quelle antibatteriche e antivirali».
Anche per Robertino Paoloni, Direttore Generale della marchigiana RAM System, la stampa digitale di grande formato è stata un alleato. Grazie all’installazione di una soluzione Ricoh Pro L5160e, l’azienda è riuscita a fornire ai clienti soluzioni efficaci sia da un punto di vista estetico che funzionale. In aggiunta a ciò, tra le applicazioni più richieste ci sono quelle in plexiglas, utilizzato per la creazione di divisori a cornice che permettessero di fare una conversazione faccia a faccia senza il bisogno di indossare la mascherina.
Insomma, con buona pace dei più radicali che ne annunciavano la morte già dopo pochi mesi dall’inizio della pandemia, oggi appare evidente come non siamo ancora pronti a dire addio all’ufficio. Una progettazione più empatica servirà a costruire ambienti di lavoro che rappresentino la cultura aziendale promuovendo il benessere dei dipendenti e facendo da catalizzatore di idee. Il posto di lavoro ideale sarà un posto in cui è possibile ispirarsi, condividere ma anche concentrarsi. Un posto del genere avrà bisogno di spazi dai tratti domestici ma funzionali, luce naturale, mobili e arredi realizzati con materiali naturali e sostenibili. Compito di designer e stampatori sarà quello di creare ambienti versatili e facilmente riconfigurabili, che tengano conto dello “spirito” aziendale e riescano a conciliare le esigenze di sicurezza con quelle di comunità e condivisione.









