
Sono tante e tutte in continua evoluzione le tecnologie che consentono il dialogo tra il consumatore e l’imballaggio, un assortimento infinito cui si aggiungono di giorno in giorno nuovi elementi
Sono tante e tutte in continua evoluzione le tecnologie che consentono il dialogo tra il consumatore e l’imballaggio, un assortimento infinito cui si aggiungono di giorno in giorno nuovi elementi.
Ecco una selezione di strumenti che da una parte controllano la tracciabilità degli stampati e dei packaging, dall’altra rendono ‘comunicativa’ la superficie. Soprattutto ne personalizzano l’utilizzo.
Di Elena Panciera | su PRINT 70
Le potenzialità legate alle confezioni sono moltiplicate dalla tecnologia e dal digitale. “Se incrociamo il packaging tradizionale con soluzioni tecnologiche otteniamo qualcosa di diverso, dalle potenzialità nuove. Accediamo a un mondo inesplorato: non tanto perché le tecnologie sono innovative, ma perché l’immaginazione umana le può usare e combinare in modi sempre diversi, per comunicare il proprio messaggio in modo sempre più efficace. E quindi questi packaging “avanzati” possono diventare come la filigrana nella cartamoneta: mezzi per ottenere informazioni importanti”, spiega Massimo Giordani, vicepresidente dell’Associazione Italiana Sviluppo Marketing.
Il packaging riveste un ruolo comunicativo, ma i brand se ne servono da sempre anche per assicurare l’originalità dei loro prodotti, per tracciarli e garantirne l’integrità. Ecco, la tecnologia permette di aumentare le potenzialità di entrambe queste funzioni. Non solo: spesso la medesima tecnologia può assolvere entrambi questi scopi. La tecnologia, infatti, è uno strumento: per quanto avanzata e futuristica sia, la differenza tra un packaging che funziona e uno che non funziona la fa sempre la creatività. Sta ai designer progettare customer journey interessanti, coinvolgenti, utili, emozionanti, sfruttando al meglio le soluzioni che ha a disposizione. E per farlo deve comprenderne il funzionamento e le potenzialità. Qui abbiamo raccolto quelle più innovative.
QR code avanzati (perché anche l’occhio vuole la sua parte)
Tutti conoscono i QR code, efficaci ma estremamente visibili e invasivi. Oggi però molti produttori stanno lavorando a “QR code avanzati”, invisibili.
Il concetto alla loro base è lo stesso dei loro progenitori: dot rilevabili da un dispositivo elettronico. Solo che i quadratini neri dei vecchi QR code diventano microscopici puntini gialli non visibili a occhio nudo, e possono essere inglobati all’interno di immagini.
Questa specie di “impronta digitale” stampata su packaging e prodotti ha applicazioni nella logistica, nella sicurezza e nella protezione del brand, ma serve anche per coinvolgere i clienti e interagire con loro in tempo reale. Il software di creazione del codice, supportato dalla tecnologia di stampa digitale, consente di creare infiniti codici univoci in tutto il mondo, che possono quindi (almeno in linea ipotetica) rimandare ad altrettanti contenuti unici.
Visioni spettacolari con la realtà aumentata
Di realtà aumentata abbiamo parlato su Print 69, a pagina 72. Il vantaggio maggiore di questa tecnologia è che qualsiasi immagine stampata può diventare un tag, cioè il varco per accedere ai contenuti digitali, senza bisogno di materiali o lavorazioni particolari. Sono molte le piattaforme che consentono di realizzare progetti di realtà aumentata. Troppe, forse, e il problema è proprio questo: che non esiste un’unica app che riconosca tutti i tag di AR del mondo, come succede invece con i QR code. Tra queste piattaforme, l’italiana Experenti ha un approccio diverso, che è una possibile soluzione a questo problema. Il suo core business, infatti, sono i progetti custom, che spesso integrano la realtà AR all’interno delle piattaforme dei clienti. Oltre a questo, propone comunque gratuitamente su Google Play e App Store l’app Experenti, che ha un motore di riconoscimento dell’immagine molto veloce e potente.
RFID e NFC, finestre verso nuovi mondi digitali
Con la tecnologia RFID (Radio-Frequency IDentification) e la sua sottocategoria NFC (Near Field Communication) possiamo acquisire le informazioni contenute in un tag elettronico grazie al nostro smartphone, anche senza contatto. Questo tag è inglobato in un supporto in materiale plastico o cartaceo, e ha dimensioni molto piccole, che variano da pochi millimetri a qualche centimetro. Inoltre è completamente piatto. Per questo RFID e NFC sono tecnologie ideali anche per la cartotecnica: infatti i tag possono essere tranquillamente inseriti all’interno di scatole e bag, senza intaccarne l’estetica. I tag non hanno una batteria interna, ma vengono attivati dallo smartphone. Queste tecnologie hanno applicazioni nella logistica, nella tracciabilità di prodotto e nell’anticontraffazione, ma possono essere usate anche con fini comunicativi.
“Le potenzialità legate alla tecnologia NFC sono molto grandi, e simili a quelle dei QR code o della realtà aumentata”, spiega Piero Schiavuta, CEO di Protolab, azienda specializzata nella creazione e gestione di progetti RFID. Il concetto di base è lo stesso: “I tag possono essere usati come finestre verso nuovi mondi digitali: siti e landing page, portali, video, qualsiasi cosa. E i contenuti digitali sono mobili: possono essere modificati nel tempo, controllati e gestiti dai brand attraverso un database centrale”. Il vantaggio dell’NFC rispetto ad altre tecnologie più statiche è la possibilità di personalizzare i contenuti per ogni singolo tag: “Questo è possibile perché non c’è un tag uguale all’altro in tutto il mondo. Così possiamo riconoscere con assoluta certezza i singoli oggetti su cui i tag sono applicati”, spiega Schiavuta. In questo modo, ogni tag può condurre a contenuti esclusivi, ogni cliente può avere contenuti personalizzati su di lui.
PIERO SCHIAVUTA – CEO Protolab
Il fascino degli ologrammi di seconda generazione
Tutti abbiamo ben presente cosa sono gli ologrammi di sicurezza, i piccoli adesivi arcobaleno che vengono usati per certificare la sicurezza di un prodotto. Il loro piacevole effetto cangiante è ottenuto attraverso un procedimento molto complesso e costoso. Dalla combinazione di più elementi (software, hardware, design) deriva il grado di sicurezza di un ologramma, ed è appunto quest’elemento variabile che obbliga i brand a compiere scelte che sono il frutto di un compromesso tra estetica, sicurezza e costi. Per esempio, alcuni degli ologrammi più sicuri sacrificano l'apparenza e si presentano con una superficie quasi omogenea, leggermente metallica.
FILIPPO ROMANATO – Professore dell’università di Padova, Direttore laboratorio LaNN di nanofabbricazione
Materiali avanzati, quando la struttura della materia cambia
Allo scopo di proteggere il brand vengono sviluppati materiali avanzati che integrano al proprio interno elementi chimici o fisici invisibili a occhio nudo, ma rilevabili grazie a dispositivi elettronici speciali. Ovviamente le formulazioni di questi materiali, che nel packaging sono generalmente plastici o cartacei, sono segretissime. I dipartimenti di R&D delle cartiere sono chiamati a sviluppare prodotti sicuri, ma anche esteticamente ineccepibili e integrabili all’interno dei normali processi di produzione cartotecnici, che vanno dalla stampa alla verniciatura, dalla laminatura al taglio.
Vedere l’invisibile con gli inchiostri
Esistono moltissime formulazioni di inchiostri “speciali” che permettono di avere gli effetti e i risultati più diversi, con utilizzi possibili sia nella sicurezza che nella comunicazione. Se si cercano soluzioni personalizzate e avanzate, ci si può rivolgere direttamente a un produttore di inchiostri. Sono già disponibili sul mercato soluzioni visibili, semivisibili e invisibili. Le prime includono inchiostri che cambiano colore: i cangianti a seconda dell’angolo da cui li si guarda, i metacromatici in base alla fonte di luce, e i termocromatici in base alle temperature. Quelle semivisibili possono essere individuate solamente grazie a dispositivi luminosi particolari, come luci ultraviolette o a infrarossi. Infine, le soluzioni invisibili prevedono inchiostri che contengono una qualche forma di marcatore o indicatore chimico individuabile solamente con un rilevatore, che può essere una semplice penna laser oppure un dispositivo di lettura più sofisticato.
I design invisibili dei trattamenti superficiali
La superficie delle carte usate per creare bag e scatole può essere trattata con strumenti che ne modificano fisicamente (non chimicamente) la struttura. Tra queste soluzioni c’è Favini Secure Skin, una micro-goffratura che nasconde un codice o una scritta visibile solamente con una lente da 20x, che viene impressa tramite un cilindro. Il cliente può scegliere il design della goffratura proposto dalla cartiera, oppure svilupparne uno proprio.







