Ci sono libri che sono molto più di “semplici” prodotti editoriali. Sono oggetti da collezione, ambasciatori della storia di un’impresa o compagni di immaginario per le persone più piccole, che si collocano in uno spazio e un tempo che al digitale non sarà mai concesso. Tre segmenti molto diversi che però hanno in comune la capacità di generare stupore e sincere emozioni. Per le storie raccontate, certo, ma soprattutto per il livello di creatività, ricerca e innovazione nella loro realizzazione. Formati particolari, rilegature artistiche, materiali di qualità estrema, stampa e finishing di sicuro effetto. Ecco perché i libri d’arte, i libri d’impresa e i libri per l’infanzia cambiano nel tempo, ma non passano mai di moda.
Libri e cataloghi d’arte#
C’è chi li acquista come oggetto di design da esporre, chi li colleziona, chi li consulta per studio. I libri d’arte sono un’estensione del pensiero dell’artista e dello spazio espositivo, una forma d’arte in sé, capace di raccontare, custodire e talvolta persino amplificare l’opera. Libri-oggetto che si muovono tra marketing, funzionalità e creazione artistica. Un settore certamente di nicchia ma con incoraggianti prospettive di crescita, focalizzata sulla qualità.
«Ci troviamo di fronte a un panorama molto variegato – racconta Anna Bergamasco, Exhibitors Liaison & Project Manager di Miart – che possiamo suddividere in tre macro-categorie: i grandi cataloghi istituzionali commissionati da musei o centri d’arte; i volumi autoprodotti da gallerie, spesso pensati anche come gadget d’accompagnamento alla mostra; e infine gli artist book, che diventano quasi un’estensione dell’opera stessa».
La differenza si riflette anche nelle tirature: se i libri nati da committenze museali possono superare le migliaia di copie, artist book e visual essay restano intorno alle poche centinaia di esemplari. Il valore, tuttavia, si misura nella qualità e nella loro shelf-life, ovvero la capacità del libro di sopravvivere alla mostra.
Il libro di alta gamma nel settore artistico si distingue proprio come prodotto volutamente materico, più simile a un oggetto di design che a un semplice volume da consultare. Come per esempio il volume “Rego and Varejão. Between Your Teeth”, pubblicato da Lenz.press, casa editrice indipendente con sede a Milano, specializzata in pubblicazioni d’arte contemporanea, architettura, cultura visiva e critica in collaborazione con il Centro de Arte Moderna Gulbenkian di Lisbona. Un grande formato, 136 pagine stampate in quadricromia su carta da 130 g/m² con verniciatura, copertina con alette su carta patinata lucida da 300 g/m² e lamina a caldo su fronte, dorso e retro. La rilegatura cucita filo refe sottolinea il valore editoriale e collezionistico dell’oggetto. Ogni dettaglio del libro – dal layout alla scelta dei materiali – appare studiato per restituire al lettore un’esperienza estetica coerente con il contenuto. Ma cosa rende un libro d’arte un buon libro d’arte? La ricerca del bello e dell’unicità è una motivazione costante in questo settore, alimentata dalla maestria artigianale e dall’innovazione tecnologica. La riproduzione fedele delle opere è naturalmente centrale, e questo impone scelte tecniche precise.
«Carte patinate o uso mano di alta qualità, stampa offset per garantire fedeltà cromatica, necessari per un’ottima riproducibilità dei testi, delle immagini e soprattutto dei colori delle opere – sottolinea Lorenzo Mason, graphic designer di Lenz.press – a cui si aggiungono dettagli raffinati come telature, materiali speciali (PVC, carte materiche), lamine a caldo, embossing o finiture tattili».
Oltre al valore estetico, è Bergamasco a sottolineare una funzione più concreta: «questi volumi agiscono anche come strumenti di valorizzazione e legittimazione istituzionale per il lavoro degli artisti». Due i settori principali: quello dell’arte contemporanea, che spesso ricerca linguaggi editoriali innovativi, e quello dell’arte storicizzata, dove il catalogo funge da supporto critico e da ponte con la storiografia. In entrambi i casi, il libro non è solo uno strumento per conservare la memoria, ma uno spazio vivo di riflessione, fruizione e racconto.
Nel segmento digitale, invece, le pubblicazioni di tipo saggistico vengono talvolta proposte in versione e-book, ma il libro d’arte resta fortemente legato al suo statuto materiale. La fisicità del volume – la carta, il peso, la nobilitazione – partecipa alla sua identità. Ogni libro o catalogo d’arte diventa un piccolo spazio espositivo in sé: fatto di materia, certo, ma anche di tempo, attenzione e di una visione capace di resistere alla fugacità dell’immagine digitale.
Libri d’impresa#
Chi ha detto che i libri d’impresa sono roba da archivi polverosi o strumenti superati? Al contrario, le monografie aziendali stanno vivendo una nuova stagione. A raccontarci il valore e l’evoluzione di questo segmento è Tiziana Maria Sartori, direttrice dell’Osservatorio Monografie d’Impresa, associazione italiana dedicata alla conservazione e valorizzazione di questo peculiare prodotto che, a differenza del company profile o della brochure, rappresenta un vero e proprio autoritratto aziendale. Non si limita, infatti, a una semplice presentazione promozionale, ma narra con profondità la storia, i valori tangibili e intangibili, il patrimonio culturale e le prospettive future dell’azienda.
Sartori sottolinea: «È uno strumento strategico per costruire reputazione e rafforzare il legame con stakeholder interni ed esterni, dai dipendenti al territorio, dalla comunità ai clienti. Non si tratta di promuovere prodotti, ma di consolidare l’identità e l’immagine aziendale attraverso un racconto duraturo e coinvolgente». La sua natura fisica la rende spesso un oggetto da collezione, realizzato con materiali pregiati e confezioni esclusive. «Molte monografie sono concepite come edizioni di pregio, tirate in copie limitate e dotate di packaging di alto livello, capaci di diventare veri e propri coffee table book, oggetti da esposizione e collezione», conferma Sartori. La qualità della monografia d’impresa nasce dall’incontro armonioso tra contenuti, design e produzione tipografica. «Le tecniche di nobilitazione grafica – come plastificazioni, stampa a caldo, goffrature – contribuiscono a trasformare la monografia in un oggetto emozionale e distintivo», spiega Sartori. A fare la differenza, aggiunge, «sono quattro elementi interconnessi: contenuti testuali, graphic design, iconografia e produzione tipografica, intesa come scelta della carta, rilegatura, inserti e materiali speciali. Un testo eccellente, infatti, rischia di perdere valore se accompagnato da una stampa scadente o da un’impaginazione poco curata».
La ricerca dell’eccellenza si estende anche alle sperimentazioni con materiali e finiture: l’archivio digitale dell’Osservatorio documenta una grande varietà di soluzioni produttive, a testimonianza della vitalità e dell’innovazione nel campo del libro d’impresa. Si osservano tendenze come la riduzione delle carte patinate a favore di quelle uso mano o marcate, e una crescente sperimentazione nelle rilegature. Oltre alle classiche cartonate con sovraccoperta, sono sempre più frequenti la bodoniana, la brossura svizzera e quella giapponese con cuciture a vista. Non mancano inserti fuori formato, segnature intonse, cuciture Singer e cofanetti realizzati in materiali come legno, metallo, seta, fino a elementi persino alimentari come il cioccolato.
Anche la sostenibilità ambientale si afferma come criterio sempre più centrale nella progettazione editoriale. Le imprese infatti inseriscono nelle loro monografie i risultati raggiunti in ambito ambientale e sociale, facendo della monografia uno specchio dell’impegno etico e della responsabilità d’impresa. Carte certificate FSC o PEFC, inchiostri ecologici, processi di stampa a basso impatto ambientale sono sempre più frequenti e spesso vengono evidenziati nel colophon come un valore aggiunto e distintivo. Guardando al futuro, l’Osservatorio è ottimista. Il formato fisico continua a offrire un valore che il digitale non può replicare: «Uno stampato è un oggetto tangibile che l’azienda può donare agli stakeholder, creando un legame più forte e duraturo. Il libro d’impresa è uno strumento di marketing esperienziale e branding di lunga durata».
Libri per l’infanzia#
Nel settore dell’editoria per l’infanzia, i pre-libri e gli albi per la fascia 0-3 anni stanno attraversando una stagione di intensa trasformazione, in cui materiali, tecniche e design si fondono per costruire esperienze di lettura sempre più immersive. A dispetto della contrazione generale del mercato editoriale, la fascia prescolare regge bene, forte di una filiera che integra editori specializzati, librerie indipendenti, biblioteche e realtà educative. Un dato su tutti: i libri per bambini da 0 a 5 anni hanno rappresentato oltre il 53% del valore dell’intero settore ragazzi, registrando un +9,2% in valore rispetto all’anno precedente.
È questa la fotografia scattata all’ultima edizione della Bologna Children’s Book Fair. Tra gli oltre 600 titoli segnalati nella selezione “Visto in fiera”, sono emersi con forza alcuni trend consolidati: la ricerca sul libro-oggetto, l’incontro con le arti visive e performative, l’uso creativo dei materiali e l’attenzione alla multisensorialità. Un esempio è la nuova collana “Libri di feltro” di La Coccinella: piccoli albi maneggevoli, morbidi al tatto, con superfici esplorabili e giochi di sovrapposizione. Edizioni del Borgo ha puntato su leporelli in feltro dotati di specchi e fustellature, stimolando la percezione visiva e il gioco simbolico. Minibombo ha riproposto in formato cartonato tre albi molto amati trasformando un semplice foro geometrico in una finestra narrativa da esplorare con le dita e con l’immaginazione, mentre Terre di Mezzo ha inaugurato la collana “Il mondo in tasca”, con schede cartonate ad anello da portare in giro durante le esplorazioni all’aria aperta.
Tra le tendenze visive più interessanti emerse negli ultimi anni, anche grazie alla mostra “Fluobooks. Lit up Books” allestita durante la fiera di Bologna, si segnala l’uso crescente di colori fluorescenti. Un linguaggio visivo già diffuso nella moda e nel graphic design che, oltre ad avere un forte impatto estetico, è utilizzato per costruire contrasti visivi, stimolare la percezione e rafforzare la riconoscibilità delle immagini. La mostra ha raccolto oltre 150 titoli da tutto il mondo stampati con tecniche miste – serigrafia, stampa digitale, risograph – dimostrando come il fluo possa essere integrato nel processo creativo editoriale, anche attraverso stand immersivi con luce nera che restituiscono ai lettori un’esperienza interattiva.
Tra i progetti più significativi sul piano della ricerca visiva e cartotecnica spicca anche il lavoro di Topipittori, che nella primavera 2024 ha pubblicato due titoli firmati dal graphic designer Paul Cox: “Il mistero degli eucalipti” e “Una storia d’amore”. Cox, ospite d’onore quest’anno a Bologna con l’installazione “Wallbook”, ha trasformato il libro illustrato in uno spazio espositivo, in cui l’immagine frammentata si ricompone tra le pagine.
Un esempio particolarmente significativo, infine, è “Dalla finestra”, edito da Start Edizioni e vincitore del BolognaRagazzi Award 2025 (categoria New Horizons): un libro tattile in nero e braille, pensato per lettori vedenti e non vedenti. Nasce dalla collaborazione tra Laura Cattabianchi (testo e immagini tattili) e Patrizio Anastasi (grafica e tipografia), con l’ambizione di coniugare accessibilità e potenza visiva «Tutto il ragionamento è partito da una tecnica di produzione compatibile con le esigenze contenutistiche, tecniche ed estetiche del libro tattile illustrato», raccontano da Start Edizioni. Il progetto si sviluppa a partire da immagini realizzate a mano, poi tradotte in illustrazioni visive, in un processo inverso rispetto al consueto.
Ogni dettaglio – dal formato alla rilegatura – è pensato per una fruizione multisensoriale. Il braille è stampato direttamente su carta, le immagini sono protette tra doppie pagine e la copertina adotta una rilegatura svizzera. «Siamo intervenuti anche sulle macchine da taglio, perché il braille e i rilievi non possono essere compressi». Accompagna il volume un kit creativo con finestre fustellate e carte da ritagliare. Prodotto in 300 copie, è un oggetto raffinato che testimonia come «un libro accessibile può essere anche bello, potente, narrativo». In una stagione editoriale che guarda sempre più alla qualità dell’esperienza – prima ancora che alla quantità di lettori – il libro per la primissima infanzia si conferma uno dei terreni più fertili per l’innovazione tipografica. Dove vedere, toccare e immaginare tornano a essere – insieme – i primi alfabeti della lettura.
Grazie a:
Anna Bergamasco, Exhibitors Liaison & Project Manager di Miart
Lorenzo Mason, Graphic designer di Lenz.press
Tiziana Maria Sartori, Direttrice Osservatorio Monografie d’Impresa APS
Claudia Tanzi, Ufficio Stampa & Social Media, Bologna Children’s Book Fair