Inchieste e ispirazioni

La sottile seduzione del vetro

Il vetro, materiale nobile e segreto, fragile e lussuoso. Lo era per le regine egizie, che custodivano in piccoli scrigni di pasta vitrea unguenti profumati. Lo è per noi, amanti del lusso e della bellezza, più di tremila anni dopo. Dalla notte dei tempi i segreti delle ricette del vetro sono considerate preziose, e difese come tali. La trasparenza e la purezza sono diventate un valore, al passo con il progredire della tecnologia che ha reso possibile trasformare silice, soda e calce in un materiale stupefacente che si lascia attraversare da luce e sguardo. Moderni faraoni, conserviamo il gusto per la decorazione preziosa di bottiglie e flaconi in vetro, simbolo di opulenza e sfarzo – oggi come ieri.

Di Elena Panciera | Su PRINTlovers 85 

Romantico e difficile
“Essere di vetro”, “avere la schiena, la mascella, le mani di vetro”, “vivere sotto una campana di vetro”, ma anche “arrampicarsi sui vetri”: i modi di dire legati a questo materiale parlano di due delle sue caratteristiche fisiche: la fragilità e la liscezza della sua superficie. Caratteristiche che lo rendono prezioso, e trasformano ogni lavorazione in un virtuosismo. Il vetro va maneggiato con cura; serve maestria per modificarne e impreziosirne l’aspetto. E quanto più riusciamo a mantenerne intatte e riconoscibili le caratteristiche intrinseche, tanto più ne conserviamo il valore, anche percepito.
Questo detto, ci sono modifiche più o meno profonde, più o meno durature, più o meno complesse. Etichette in carta o plastica e sleeve costituiscono il primo gradino di una scala immaginaria di lavorazioni che tende potenzialmente all’infinita complessità: lambiscono la superficie esterna di bottiglie e flaconi tramite una sostanza adesiva, senza modificarne la struttura; non sono fatte per restare. Al contrario, una modificazione molecolare della superficie è pensata per essere permanente.

Nudo e sexy
È un peccato coprire la bellezza. Decorare la superficie del vetro senza nasconderla, giocare con la trasparenza, coinvolgere il tatto, sorprendere con colori, effetti e geometrie celati al primo sguardo. Come alla fine di un numero di magia, far sorgere la domanda: “Ma come hanno fatto?”. Il vetro è materia viva, duttile e camaleontica; con la tecnologia l’abbiamo ammansito, anche se non ancora completamente domato – e per questo i reparti di ricerca e sviluppo di produttori e decoratori sono perennemente al lavoro, per ottenere nuovi effetti e aumentare le performance in termini di durata e resistenza. Sono numerose le tecniche e le modalità per decorare direttamente la superficie del vetro, e infinite le combinazioni possibili. Ma ciascuna va valutata, progettata, testata: ogni flacone di profumo, ogni bottiglia, ogni vaso sul mercato è stato studiato con un procedimento all’indietro. Solitamente infatti si parte dalla fine, dalla destinazione d’uso, dai quantitativi, dalle resistenze necessarie al prodotto finito; e poi si determinano le resistenze necessarie in ogni passaggio della lavorazione. Si tengono in considerazione i volumi e quindi i processi coinvolti, industriali o meno – come nel caso di piccole tirature come possono essere quelle dei flanker. Si studia ogni passaggio per renderlo fluido e minimizzare i rischi. È un lavoro che coinvolge diverse professionalità, dai fornitori di tecnologia (macchine, inchiostri, vernici, trattamenti superficiali) ai vetrai, dai decoratori ai brand clienti del progetto.

Il lavoro sulla materia
Il primo momento di progettazione spesso avviene sul vetro. È cruciale determinare quali caratteristiche fisiche, chimiche e ottiche dovrà avere il prodotto finito, per poi scegliere la ricetta e la tipologia di lavorazione migliore. Si decidono in questa fase qualità come il colore o l’indice di rifrazione, le venature interne o superficiali. E sempre in questa fase si possono compiere scelte di sostenibilità ambientale, decidendo per esempio di utilizzare vetro riciclato* oppure lavorare sul peso e l’ingombro dell’oggetto finito per ridurre il quantitativo di materiale usato.
In questa fase possiamo lavorare sulla shape, la forma del prodotto, individuando tramite software in quali punti il contenitore è soggetto a sollecitazioni particolari, e aumentandone quindi la resistenza.
Dalla forma dipende in gran parte anche la scelta della tecnica o delle tecniche di lavorazione del vetro (possono essere anche combinate tra loro). Sono particolarmente diffusi il procedimento presso-soffio e quello presso-presso. Il primo combina pressione e soffiatura e ha un certo grado di imprevedibilità artigianale: capita che lo spessore non sia perfettamente omogeneo. Il secondo è adatto quando abbiamo la necessità di sagomare con precisione non solo la superficie esterna, ma anche quella interna.


*Si parla di materiale PCR, Post Consumer Recycled, quando a essere riciclato è materiale utilizzato dai consumatori e arrivato alla fine del proprio ciclo di vita. È diverso dal materiale riciclato pre-consumo, ovvero recuperando scarti di lavorazione.

Questione di chimica
Stampare o verniciare il vetro non è semplice come stampare o verniciare la carta: servono alcuni accorgimenti**. Gli inchiostri e le vernici si suddividono in due grandi famiglie, che determinano non solo le resistenze, ma anche il tipo di effetti che possiamo ottenere: ceramica (o inorganica) o organica. È possibile stampare con inchiostri organici su una verniciatura o una lavorazione ceramica, ma non il contrario.


**Non è facile stampare sul vetro: ha una bassa bagnabilità, per cui è spesso necessario pretrattarlo per aumentare l’adesione degli inchiostri; deve essere perfettamente pulito, per cui la superficie deve essere lavata e talvolta fiammata per eliminare ogni tipo di residuo delle lavorazioni precedenti.

Cambiare pelle
Alterare l’aspetto del vetro agendo sulla sua superficie, esterna o addirittura interna, in modo totale o parziale: possiamo usare vernici organiche o inorganiche, ma anche metalli, materiali polimerici, particelle di vetro. Variano il grado di copertura, le resistenze, gli effetti visivi e tattili che vogliamo ottenere: lucido, semilucido, semitrasparente, opaco, satinato; soft touch, craquelé, materico, vellutato; madreperla, metallizzato, glitter, fluo, foto o termosensibile, con particelle magnetiche per un aspetto tridimensionale.
Il tipo di verniciatura più diffuso è quello realizzato spruzzando il liquido sulla superficie esterna del contenitore. Esistono anche tecnologie brevettate per ricoprire la superficie interna, mettendone in evidenza la forma e gli spessori del vetro. È un procedimento complesso, principalmente per il fatto che la vernice all’interno del recipiente entra direttamente in contatto con il contenuto, con il quale non ci devono essere interazioni chimiche.

Non trasformare il piombo, ma il vetro. Farlo diventare oro zecchino almeno in superficie. La nostra pietra filosofale è la tecnologia: basta una macchina per il PVD (Physical Vapor Deposition). Con procedimenti a freddo, in alto vuoto, riusciamo a trasferire molecole di metallo sulla superficie del vetro grazie al plasma***, ottenendo l’effetto specchio.
Si chiama “metallizzazione” il procedimento tradizionale, possibile solamente con l’alluminio****. Definiamo invece “sputtering” il trasferimento di metallo (alluminio, oro, platino, argento, cromo, acciaio…) sul nostro contenitore. Lo sputtering è un procedimento più innovativo, costoso e versatile rispetto alla metallizzazione. Permette di controllare lo spessore dello strato di metallo depositato, e quindi la coprenza e la stessa resistenza all’abrasione.

E se volessimo tentare un ossimoro, rendendo il vetro morbido al tatto? Lo possiamo floccare*****: applichiamo fibre sintetiche colorate sulla superficie ricoperta di colla, ottenendo un effetto velluto uniforme e piacevole. Un’alternativa brillante che si realizza in modo simile alla floccatura è l’applicazione di glitter alla colla, invece che di fibre sintetiche.

Modificare il colore e l’aspetto della superficie del vetro applicando polvere di vetro colorata in modo permanente: una tecnologia brevettata ci permette di farlo. Otteniamo finiture satinate (con un effetto simile a quello della sabbiatura o dell’acidatura), traslucide, opache, semi-opache e lucide.


***Gas ionizzato costituito da un insieme di elettroni liberi e ioni. Né solido né liquido né gassoso, è definito “quarto stato della materia” e costituisce il 99% dell’universo: di plasma sono fatte le stelle e gli spazi interstellari, le luci al neon e le aurore boreali.

****Esiste anche il processo chimico di argentatura classico con sali di argento, con cui in passato si realizzavano gli specchi: erano esperti i vetrai muranesi. Oggi è un’arte quasi dimenticata.

*****Una curiosità: i pennelli morbidi dei lip gloss sono floccati. Una destinazione d’uso di questa tecnica non estetica ma funzionale.

Aggiungere...
Anche se vogliamo stampare il vetro ci possiamo sbizzarrire. La stampa tampografica è molto diffusa, ma è la serigrafia a offrire le applicazioni più interessanti tra le tecnologie analogiche. È apprezzata per la sua produttività e versatilità. Anche la serigrafia su vetro viene realizzata con telai fotoincisi e paste serigrafiche che possono essere ceramiche (serigrafia a caldo), organiche o organiche UV (queste ultime con tutti i colori speciali). Proprio perché gli inchiostri usati in serigrafia sono più densi di quelli usati con le altre tecnologie di stampa, si possono realizzare spessori. Inoltre si possono serigrafare anche materiali preziosi e particolari come l’oro zecchino, il cui effetto cambia a seconda del colore del vetro sottostante e sul quale si può ottenere anche un effetto craquelé. I telai serigrafici possono essere usati anche per trasferire in maniera selettiva colle che poi servono da base per la floccatura oppure per il glitter.
I vantaggi della stampa digitale li conosciamo bene: personalizzazione, possibilità di riprodurre immagini fotografiche, assenza di tirature minime, per citarne alcuni. Possiamo decorare flaconi e bottiglie di vetro attraverso la stampa indiretta (sublimazione o decalcomania) o diretta. Nel primo caso a essere stampato non è il vetro, ma un altro materiale. È generalmente una sleeve in plastica o un foil speciale al cui interno viene inserito l’oggetto da decorare, pretrattato, viene fatta aderire sottovuoto e l’inchiostro si trasferisce sulla superficie. Nel secondo, invece, l’inchiostro viene depositato direttamente sul vetro. La stampa digitale diretta non è ancora molto diffusa: non è semplicissimo stampare su questo materiale, e la difficoltà aumenta se la superficie non è piana e orizzontale.
Esistono diverse tecnologie di stampa, più o meno veloci, più o meno produttive (non sono molte le tecnologie che possono essere impiegate per un uso industriale), che permettono una risoluzione più o meno alta. Ci sono stampanti che hanno ottimizzato il processo su oggetti conici (che sembra banale, ma non lo è). Una tecnologia inkjet brevettata consente anche di realizzare una stampa spessorata con una vernice UV trasparente, e quindi ottenere un effetto tattile tridimensionale che può raggiungere anche mezzo millimetro e può essere abbinato anche ad altri metodi di decorazione, dalla stampa digitale in quadricromia al foil. La stampa digitale ha alcuni limiti: per esempio nel numero di colori, quale che sia la chimica degli inchiostri, soprattutto speciali (metallizzati, fluo).


...e sottrarre
“It is always better to be underdressed”, diceva Coco Chanel. Lo stesso vale per la decorazione del vetro: lavorando per sottrazione, si ottiene eleganza pura. Sono diverse le tecnologie e le tecniche che possiamo usare per asportare un sottile strato superficiale. Possiamo incidere il vetro in modo meccanico, con sottilissime punte di diamante, mantenendone la trasparenza. Con la tecnologia laser, la sabbiatura e l’acidatura, invece, la superficie incisa assume un aspetto satinato. La tecnologia laser più efficace sul vetro ha una sorgente CO2. Il laser permette di rimuovere uno strato di materiale in modo molto preciso, tanto che con alcune tecnologie è possibile realizzare anche immagini fotografiche in scala di grigi. La superficie di vetro incisa è estremamente resistente perché modifica in lievissima parte la struttura del vetro (assottigliandolo leggermente). Il laser può essere strategico anche in combinazione con altre lavorazioni: può rimuovere vernici, inchiostri, metallizzazioni o floccature. Può rimuovere non solo parte della superficie esterna del contenitore, ma anche di quella interna.
Un effetto di opacatura simile all’incisione laser è quello chimico dell’acidatura e quello meccanico della sabbiatura: una soluzione a base di acido fluoridrico o getti di sabbia abrasivi asportano un sottile strato superficiale di vetro, creando un piacevole effetto tattile e visivo satinato, che sul vetro ricorda l’effetto del ghiaccio.

Vogliamo di più
Se vogliamo l’oro, anche non zecchino: possiamo usare lamine metallizzate, applicandole su un primer. La gamma di lamine utilizzabili è vasta come possibilità cromatiche ed espressive. Alcune lamine possono anche essere sovrastampate, anche in digitale, per ottenere infinite sfumature. 
Se vogliamo applicare alla superficie in vetro, lavorata o nuda, accessori decorativi come etichette in metallo, placche in plastica metallizzata, cristalli Swarovski: a seconda della forma dell’accessorio decorativo e dell’oggetto in vetro possiamo usare l’agraffaggio tramite punzonatura o colle speciali.
Se vogliamo impreziosire e sottolineare disegni o scritte incise con un effetto di bassorilievo possiamo riempire i solchi con lacche o resine speciali, con un processo di precisione.



GRAZIE A:
Luca Bellotto e Stefano Costacurta, Symera.
Olivier Dangmann, O-I Expressions.
Maurizio Ficcadenti, Baralan.
Maurizio Forner, Fortex.
Stefano Lazzerini, Kolzer.
Francesca Lorusso e Paolo Lorusso, P&P Promotion.
Federico Montali, Bormioli Luigi.
Alessandra Musitelli, InDeco Serigrafia.
Liliana Toschi, Ferro.


16/04/2021


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