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In un mondo che ci ipnotizza con il digitale…

Scrolli. Scrolli ancora. Poi ti distrai. Poi scrolli di nuovo. Benvenuto nel ciclo ipnotico del digitale. Il contenuto ti scivola addosso. Il dito lavora, il cervello no. Ma ogni tanto succede qualcosa. Un oggetto ti blocca. Ti sfida. Ti costringe a usare più di un dito: una pubblicazione. Ma una vera. Non quella da scaffale, rilegata per farsi dimenticare. Parliamo di quella che non si fa sfogliare, si fa usare. Che si apre, si piega, si strappa. Che ti guarda e dice: “e adesso sfogliami” (capito il gioco di parole?). Oggi, una pubblicazione può essere tutto tranne che noiosa. È fisica, giocabile, sensuale, quasi arrogante. Coinvolge tutti i sensi: può profumare, pesare il doppio di quanto ti aspetti, tagliarti con una fustella improvvisa, rispecchiarsi in una stampa lucida. Nel nostro lavoro, mio e del team di Robilant, non pubblichiamo oggetti: costruiamo trappole per l’attenzione.

Ogni progetto è un piccolo sabotaggio del gesto automatico. Copertine in cuoio che sembrano accessori moda. Formati XL che non entrano nello zaino, carte traforate che non ti fanno vedere ma desiderare, foto non ritoccate, trovate in salotti veri, non in set. Pubblicazioni che non cercano di piacerti: ti provocano.

Altro che scrolling. Qui si suda. 
Le pubblicazioni non vogliono più essere lette. Vogliono essere vissute. O smontate. O strappate. O appese. Addirittura indossate. Sono narrazione che occupa spazio. Che ti chiede tempo. Che vuole il tuo corpo, non solo i tuoi occhi. Non è nostalgia. È design editoriale hardcore. Un modo per dare massa e memoria a un messaggio, in un mondo che si cancella da solo.

Uno dei nostri colpi preferiti? Un libretto per promuovere Robilant in Cina: 12 cartoncini blu elettrico di myCordenons in carta con inserti di seta (sì, seta vera), da piegare e trasformare in mini-sculture ispirate allo zodiaco cinese. Non si legge. Si monta. Si espone. Si conserva. È una collezione. È un gesto. Questo progetto ha ricevuto l’attenzione del prestigioso Design & Art Directors Club Italia, a conferma del valore non solo estetico, ma esperienziale del design editoriale che osa.

Sfogliami. Anzi, Spogliami. 
Dimentichiamo l’idea che le pubblicazioni servano solo a “contenere” contenuti. Oggi una pubblicazione cartacea non è un supporto: è un invito a giocare, toccare, cambiare forma. È un flirt con chi la sfoglia. È in quel momento, nel gesto imprevisto, nel piacere tattile, nella sorpresa che scatta, che si crea una relazione vera, fatta di emozione e memoria. Altro che swipe distratto: la carta ti seduce e poi ti resta addosso. Perché non è “migliore” dello schermo. È più spudorata. È fisica, ironica, imprevedibile. Gioca con te. È progettata per sorprendere, per diventare un oggetto impossibile da ignorare. È l’imprevisto. È il momento in cui qualcuno apre la tua pubblicazione e dice: “ok, questo non me l’aspettavo”. Altro che double click. È un’altra cosa. Più impertinente. Più fisica. Più libera. Più vera. Più tua.


16/01/2026


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