È ai fornitori di stampa di grande formato per il mondo retail che si è rivolta la nuova edizione della ricerca “Stampa e Retail” realizzata da Fespa Italia, a due anni e mezzo dalla prima edizione realizzata nella primavera del 2023. I dati, presentati in anteprima il 10 dicembre durante il Fespa Daylight a Milano, confermano che il negozio fisico resta un presidio centrale per i brand, ma con un ruolo sempre più tattico, modulare e orientato all’impatto immediato. Ecco, in sintesi, quanto emerge dalla ricerca.
Di Michela Pibiri | su PRINTlovers 108
Settori merceologici. Il confronto con il 2023 evidenzia un riequilibrio dei settori merceologici serviti dalla stampa per il retail. Tengono comparti tradizionalmente forti come food e design, mentre calano moda di alta gamma e gioielleria – probabilmente in relazione alla contrazione che sta subendo il mercato del lusso – homecare e sportswear, che nel 2023 risultavano più rappresentati. Una dinamica che suggerisce una maggiore cautela negli investimenti da parte dei brand di questi segmenti e una concentrazione dei fornitori su clienti con volumi costanti e alta rotazione. La stampa per il retail diventa così meno sperimentale e più industriale, legata alla continuità produttiva.
Canali di distribuzione. Sul piano della distribuzione, il dato più netto è il calo dei corner in negozi specializzati multimarca (–19,64%), segnale di una progressiva ritrazione dei brand dagli spazi condivisi. Monomarca e GDO restano le principali destinazioni delle produzioni di stampa, confermando una tendenza già visibile nel 2023: maggiore controllo dell’ambiente, maggiore standardizzazione e minore dispersione del messaggio.
Applicazioni. L’analisi delle applicazioni mostra uno spostamento deciso verso soluzioni ad alta visibilità frontale. Le vetrine scenografiche crescono del +13,39%, mentre diminuiscono le applicazioni legate ad arredi e sistemi espositivi permanenti. Il retail sembra privilegiare allestimenti rapidi, stagionali e facilmente sostituibili, coerenti con un modello di comunicazione più “eventistico”. La frequenza di rinnovo non mostra variazioni significative, ma rafforza una tendenza già in atto: aggiornamenti più frequenti delle superfici decorative “soft” e della comunicazione frontale, a basso impatto operativo. La stampa diventa strumento di attivazione veloce, più che infrastruttura stabile dello spazio.
Sostenibilità. È però sul fronte della sostenibilità che il confronto con il 2023 rivela le criticità più evidenti. Se due anni fa la maggior parte dei fornitori dichiarava che molti clienti chiedevano soluzioni ecosostenibili, nel 2025 il quadro si polarizza: il 62,5% afferma che solo pochi clienti le richiedono, mentre cresce la quota di chi lavora con brand che le pretendono sempre. Parallelamente, aumenta in modo significativo (+31%) il numero di aziende non disposte a spendere di più per prodotti sostenibili, a fronte di un incremento del costo medio delle soluzioni green, che passa dal +21,5% del 2023 al +25% nel 2025. Anche la gestione del fine vita resta un nodo irrisolto: nella maggior parte dei casi i clienti non adottano pratiche strutturate e il 75% dei fornitori non offre servizi di ritiro e smaltimento, in aumento rispetto al 62% del 2023. La sostenibilità, pur restando un tema dichiarato, appare meno strategica e meno comunicata a livello di brand rispetto a due anni e mezzo fa, complice probabilmente il complicarsi del quadro geopolitico, con un impatto evidente sui costi energetici, e un mutato clima politico a livello internazionale ed europeo, con il ritiro degli USA dagli accordi di Parigi e gli arretramenti della Commissione Europea su alcuni obiettivi del Green Deal.
Personalizzazione. I dati sulla personalizzazione restituiscono uno dei quadri più interessanti dell’edizione 2025. Da un lato cresce la standardizzazione: aumentano di 15 punti percentuali le aziende che non richiedono differenziazioni tra punti vendita. Una tendenza riconducibile a centralizzazione creativa, razionalizzazione dei costi e necessità di semplificare la gestione operativa delle campagne. Dall’altro lato, esplode la richiesta di personalizzazioni legate a limited edition, che cresce di +44 punti percentuali. Il retail sembra così rinunciare alla personalizzazione diffusa per concentrarla in momenti specifici, ad alto valore simbolico e narrativo. Meno adattamenti strutturali, più interventi puntuali, capaci di generare attenzione e senso di esclusività. Ne emerge un modello di negozio sempre più “eventistico”, in cui la stampa diventa strumento chiave per attivare micro-esperienze temporanee, coerenti con l’evoluzione stagionale dell’offerta e con le aspettative di un pubblico che cerca novità, riconoscibilità e aggiornamento continuo, senza complessità operative.
Supporti. In continuità col 2023, i dati aggregati per applicazione mostrano una netta predominanza dei supporti plastici e sintetici, scelti per affidabilità, resa estetica e adattabilità a cicli di rinnovo frequenti. Il PVC si colloca nettamente al primo posto. Segue il Forex che si conferma uno dei supporti strutturali più utilizzati per espositori, totem e comunicazione frontale. Entrambi rappresentano la spina dorsale materiale del retail stampato contemporaneo. Al terzo posto si colloca il cartone ondulato seguito da foam board e tessuti sintetici. Questi materiali intercettano esigenze diverse ma convergenti: leggerezza, facilità di movimentazione, adattabilità a installazioni temporanee e buon rapporto tra costo e resa visiva. La sostenibilità, quando presente, non passa da un cambio radicale dei supporti, ma da un uso più efficiente e prolungato degli stessi materiali.
Inchiostri. Scendendo nel dettaglio delle tecnologie di inchiostro, il quadro si fa ancora più esplicito. Gli inchiostri UV sono nettamente predominanti, rappresentando la quota più alta di utilizzo (circa il 45–50% del totale), seguiti dal Latex (intorno al 30%). Più distanziati gli inchiostri a base acqua e i sublimatici, mentre ecosolventi, solventi e serigrafici occupano posizioni marginali. Le tecnologie reattive e pigmentate risultano quasi assenti. La concentrazione su UV e Latex indica una chiara preferenza per soluzioni che garantiscano asciugatura immediata, compatibilità con un’ampia gamma di supporti, resistenza e flessibilità applicativa.
Finishing. Il finishing più utilizzato è la fustellatura (oltre il 60%), seguita da verniciatura lucida/opaca (circa 55%) e piegatura/cordonatura (oltre il 40%). Subito dopo si collocano taglio laser e verniciatura spot, entrambe intorno al 30–35%. Tecniche più decorative o specialistiche – come metallizzazione, floccatura, cuciture/ricami – restano sotto il 15%, mentre incisione e verniciature speciali occupano posizioni intermedie. Il dato è chiaro: nel finishing è prima di tutto funzionale, serve a dare forma, struttura e riconoscibilità al materiale, ma l’importanza degli effetti visivi e materici rimane strategica.
Una grammatica tecnica coerente con il retail “veloce”
Nel loro insieme, i dati FESPA delineano una grammatica tecnica coerente con un retail sempre più stagionale, temporaneo ed event-driven. La stampa resta centrale nell’esperienza del negozio fisico, ma perde parte della sua spinta valoriale, soprattutto sul fronte della sostenibilità. Una fotografia realistica, che invita a spostare il focus non tanto sulla quantità di stampa prodotta, quanto sulla qualità delle scelte progettuali e strategiche che la accompagnano.