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Il futuro del libro è on demand?

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Di Caterina Pucci | su PRINTlovers 107

Un sistema editoriale basato sulla stampa su richiesta: zero magazzino, meno costi, più efficienza. Il Book-on-Demand sta cambiando la produzione e distribuzione del libro, grazie alla tecnologia digitale e a un modello di business flessibile.

Tra formati digitali, audiolibri, piattaforme online e nuove abitudini di lettura, l’editoria sta vivendo un’evoluzione continua. In questo scenario, il Book-on-Demand (BoD) rappresenta una delle modalità più interessanti e innovative per produrre e distribuire libri. Niente più magazzini pieni, tirature da indovinare o sprechi da smaltire. Solo storie, idee, progetti che prendono forma in tempo reale, sulla base della richiesta. Questo modello di pubblicazione consente infatti la stampa di libri solo nel momento in cui vengono ordinati, superando i vincoli della produzione in larga scala e dello stoccaggio tipici dell’editoria tradizionale. Nato come soluzione per autori indipendenti e piccole case editrici, il BoD si è progressivamente affermato come un segmento di mercato capace di rispondere alla domanda di personalizzazione, sostenibilità e rapidità nei processi di pubblicazione. In un contesto segnato dalla digitalizzazione e dalla frammentazione del pubblico, oggi il BoD può rappresentare un modello per ridisegnare le dinamiche di produzione, distribuzione e consumo del libro?

Come nasce il BoD: dagli anni Novanta a oggi
Il Book-on-Demand (BoD) nasce negli anni Novanta, parallelamente all’evoluzione delle tecnologie di stampa digitale e alla diffusione delle prime piattaforme editoriali online. Uno dei primi esempi concreti è Lightning Source, fondata nel 1997 come divisione di Ingram Content Group: per la prima volta diventa possibile stampare singole copie di un libro su richiesta, integrando direttamente la produzione con la rete distributiva. Ma è nei primi anni Duemila che arriva la vera svolta, grazie all’ingresso di Amazon nel settore con CreateSpace (poi confluita in Kindle Direct Publishing), che rende la pubblicazione e la distribuzione globale accessibili a chiunque, senza intermediari. Il BoD si afferma così come un modello editoriale e commerciale sempre più rilevante, in parallelo alla crescita dell’e-commerce e alla richiesta di soluzioni editoriali più flessibili, sostenibili e orientate ai bisogni del lettore contemporaneo.

Un nuovo modello editoriale
Il cuore del BoD è la produzione su richiesta: ogni libro viene stampato solo quando viene ordinato, eliminando del tutto le tirature minime obbligatorie. Questo approccio riduce drasticamente sprechi, invenduti e costi di magazzini, evitando l’obbligo di anticipare grandi quantitativi senza certezze sulla vendita. A differenza della stampa offset, non sono richiesti investimenti iniziali né impegni su grandi tirature: il costo per copia resta costante, anche per una sola unità. Grazie ai continui progressi nella stampa digitale – sia toner che inkjet ad alta definizione – oggi è possibile ottenere una qualità di stampa paragonabile all’offset, sia nella resa del colore che nella nitidezza tipografica. La filiera è essenziale e diretta: dalla ricezione dell’ordine alla spedizione possono bastare 24–72 ore, consentendo ristampe rapide, aggiornamenti continui e una forte reattività alla domanda del mercato. Molti servizi BoD sono integrati con piattaforme di vendita online o store editoriali, permettendo una distribuzione automatizzata e capillare, senza passare per i canali tradizionali. Un libro, così, non va mai “fuori catalogo”: può restare disponibile a tempo indefinito. Questo ha trasformato la vita commerciale di titoli di nicchia, saggi specialistici e opere con vendite lente ma costanti.

Una scelta ecologica e su misura
Oltre alla flessibilità, il BoD offre anche un vantaggio ambientale. Stampando solo ciò che serve, riduce gli sprechi di carta e inchiostro, accorcia la filiera logistica e limita l’impatto ambientale rispetto ai modelli editoriali tradizionali. «Oggi possiamo stampare fino a 1000 copie in digitale con una qualità paragonabile all’offset. Le differenze, semmai, si giocano nei dettagli di confezione: rifilo, rilegatura, plastificazione» racconta Lapo Ferrarese, responsabile del marchio Phasar Edizioni, una delle prime realtà italiane specializzate in stampa on demand. «All’inizio il modello era guardato con diffidenza, perché la tecnologia non era ancora competitiva. Oggi è cambiato tutto: molte case editrici trovano tra le 100 e le 300 copie la tiratura ideale. In certi casi lavoriamo anche su 12 o 20 copie. Un esempio? Abbiamo stampato una Bibbia da 1140 pagine in 300 copie». Il vantaggio più evidente? Nessuno stock, nessun rischio. «Le librerie stesse – racconta Ferrarese – ordinano “solo al bisogno”, riducendo il rischio del macero e lavorando sulla domanda reale. Più che un’alternativa alla grande editoria industriale, il BoD si sta dimostrando una scelta intelligente, ecologica e su misura, che valorizza contenuti di qualità, rende sostenibile la pubblicazione di opere indipendenti o specialistiche, e adatta il libro ai ritmi di un mercato che cambia».

Il libro del futuro: filiere corte e intelligenti…
Anche secondo Donato Corvaglia, founder di Youcanprint, piattaforma italiana di self-publishing che permette agli autori di pubblicare, distribuire e vendere libri in formato cartaceo, digitale e audiolibro, il Book-on-Demand è passato dall’essere una curiosità marginale a diventare un’infrastruttura portante dell’editoria, spostando il baricentro del potere editoriale dalle mani degli editori a quelle di autori, lettori, educatori e formatori. Se da un punto di vista tecnico la stampa digitale ha fatto passi da gigante, occorre comunque una progettazione consapevole: scelta di formati standard, attenzione al peso del file, uso corretto dei margini di stampa, delle abbondanze, delle grammature disponibili. «Non tutto si adatta bene al print-on-demand: libri fotografici, volumi illustrati o con grammature particolari richiedono compromessi. Noi lavoriamo molto sulla formazione dell’autore e sulla consulenza progettuale, per adattare i contenuti alle possibilità reali della stampa digitale. Anche questo fa parte della “nuova editoria”: meno illusioni, più strategia. È una nuova editoria fatta di meno illusioni e più strategia» spiega Corvaglia. «La copertina deve funzionare bene anche senza plastificazione di pregio o effetti speciali: deve comunicare subito, reggere il colpo anche in bianco e nero se serve. È una scrittura anche visiva, oltre che tipografica».

Sul fronte del pubblico, la saggistica specialistica e l’editoria accademica sono state fra le prime a beneficiare del BoD, seguite dal self-help, la manualistica e le guide tematiche che hanno trovato nuova linfa in questo modello. Per la narrativa, il passaggio è stato più lento, ma oggi anche i romanzi autoprodotti hanno un pubblico fedele, grazie anche al digitale e ai social.

Sul fronte della distribuzione, la sfida maggiore è quella culturale. «Le librerie devono capire che non serve avere tutto in magazzino, ma un sistema intelligente per accedere a qualunque titolo su richiesta». Guardando al futuro, Corvaglia immagina un’integrazione crescente con l’intelligenza artificiale: «I libri diventeranno contenuti adattivi, personalizzati per fasce d’età, regioni o contesti educativi, con copertine e dediche stampate su misura». La sostenibilità, secondo lui, sarà un fattore chiave: il BoD è sostenibile per definizione, ma serve investire in materiali ecologici e filiere corte, è una questione di etica oltre che di marketing. Tra i casi di successo più significativi, Corvaglia ricorda con orgoglio il progetto di un’insegnante in pensione che, grazie al BoD, ha pubblicato un manuale di dialetto salentino vendendo oltre 2.000 copie in pochi mesi, «un risultato impensabile per un libro che non avrebbe mai trovato spazio nella grande editoria».

… e sostenibili?
Si potrebbe arrivare a dire che il Book-on-Demand rappresenta una scelta editoriale sostenibile, che risponde in modo efficace alla sovrapproduzione di titoli e alla crescente inefficienza del sistema tradizionale. «Da un lato, ci troviamo di fronte a costi elevati per la distribuzione e il magazzinaggio, con una continua accumulazione di titoli che non raggiungono mai il pubblico, generando resi altissimi e sprechi enormi. Dall’altro, la mancanza di visibilità sui punti vendita rende difficile per gli autori e le piccole case editrici raggiungere il successo, a meno che non abbiano una community solida o una nicchia definita» racconta Chiara Beretta, editor e direttrice dell’agenzia editoriale Beretta Mazzotta. Riflettendo sulla stampa delle sole copie prenotate, è possibile calibrare meglio le tirature e adottare il modello di Book-on-Demand anche per piccole ristampe. Questo approccio non solo ottimizza i costi, ma riduce drasticamente gli sprechi di risorse, come carta, inchiostri, energia e trasporti, facendo sì che ogni libro pubblicato sia il frutto di una scelta mirata e non di un automatismo industriale.

In definitiva, il Book-on-Demand non è solo una risposta pratica ai problemi logistici dell’industria, ma una vera e propria rivoluzione verde che ridisegna la produzione editoriale, rendendola più agile, efficiente e, soprattutto, rispettosa dell’ambiente.

Grazie a:

  • Lapo Ferrarese, responsabile Phasar Edizioni
  • Donato Corvaglia, Youcanprint
  • Chiara Beretta, editor e direttrice dell’agenzia editoriale Beretta Mazzotta


19/12/2025


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