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Tutte le anime del rosso

Eccitazione e passione, eroismo e coraggio, conquista e procreazione, velocità e gioia. Sono tanti i significati del rosso, che ha sempre rappresentato nella storia dell’uomo un riferimento simbolico potente che, in diversi modi, ha attraversato tempi, luoghi e culture.

Di Massimo Caiazzo | Su
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“Quale esperienza mi insegna che io distinguo il rosso e il verde?”
(Ludwig Wittgenstein, Osservazioni sui colori)


Il rosso è per lo più sentito come colore eccitante, vibrante, che induce all’azione. Il suo significato simbolico e la sua valenza psicologica sono collegate alle peculiarità di carattere fisiologico che lo caratterizzano: il rosso sposta in avanti il punto focale dell’occhio, situato sulla retina, facendo apparire più vicini gli oggetti di questo colore. Meno presente in natura rispetto al blu e al verde, il rosso ha sempre veicolato informazioni determinanti per la sopravvivenza. Non a caso è il colore universalmente usato per rappresentare il cuore che con il suo battito scandisce la vita. Anche dal punto di vista etimologico, il termine rosso deriva dal latino russus che a sua volta trae origine dal sanscrito rhud (sangue), radice che sopravvive nella maggioranza delle lingue indo-europee.

Amore e Guerra
Comunemente associato al fuoco e quindi al calore, il rosso incarna sia la guerra che l’amore. L’archetipo del rosso affonda le radici nel nostro passato remoto, quando la breve durata della vita e l’altissima mortalità infantile imponevano ai nostri progenitori una rigorosa suddivisione dei compiti. E, al netto di ogni retorica maschilista o femminista, studi recenti hanno evidenziato che proprio la netta distinzione tra il ruolo maschile e quello femminile sia stata funzionale alla conservazione della specie. Prima dell’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento, l’uomo si occupava del procacciamento del cibo e della difesa dei territori di caccia, mentre la donna si dedicava principalmente alla cura della prole e alla gestione della “casa”, affiancando solo se necessario gli uomini in guerra e nella venagione. L’essenza del rosso “primordiale” caratterizza sia l’alimentazione che la riproduzione, due attributi fondamentali della vita. Il sangue delle prede catturate dagli uomini indicava alle donne la presenza di cibo e, viceversa, quello delle labbra genitali femminili attraeva sessualmente gli uomini.

Maschile e femminile
Possiamo constatare come in molte culture l’essenza maschile del rosso sia legata al coraggio, mentre quella femminile all’amore. In guerra il rosso non solo è il segnale d’attacco, vessillo di eserciti e rivoluzionari, ma anche un intelligente stratagemma per nascondere alla vista del nemico le ferite subite. All’opposto, in amore è il colore dell’eccitazione e della passione, pervaso di sensualità. Il rosso attraversa luoghi e culture assumendo sempre significati indelebili, sedimentati nell’immaginario collettivo. Sin dall’antichità è associato alla fortuna, quale simbolo di fertilità, anche in culture tra loro molto diverse come quella dell’antica Cina o la civiltà greco-romana. L’uso scaramantico del rosso sopravvive tuttora in occasioni speciali come nel Capodanno, quando secondo la tradizione indossare biancheria intima rossa è di buon augurio, esattamente come succedeva ai tempi di Ottaviano Augusto, oppure nei cornetti portafortuna per proteggerci dalla cattiva sorte nella vita quotidiana.

Sacro e profano
La grande fisicità del rosso, colore rituale simbolo di eroismo ed elevazione e al tempo stesso sinonimo di erotismo, ha da sempre occupato una posizione centrale nell’arte. Numerose le testimonianze, dalle pitture rupestri rinvenute nella grotta Chauvet (intorno al 30.000 a.C.) fino agli affreschi delle lussuose ville pompeiane (I secolo a.C.), dove il rosso è il perfetto fondale delle minuziose descrizioni dell’intensa sessualità dell’epoca. Nella pittura cristiana del Medioevo sono invece rosse le vesti dei santi e degli apostoli. Come quella della “Madonna con Bambino” di Raffaello Sanzio che spicca sotto il manto blu. O nel ritratto “Federico da Montefeltro” (1465 circa, Galleria degli Uffizi, Firenze) di Piero della Francesca che esalta il profilo del mecenate con le varianti tonali del preziosissimo rosso.

Drammatico e vivace
Nel quadro di Caravaggio “Giuditta e Oloferne”, il sangue che scorre è esaltato dal contrasto simultaneo tra il drappo rosso e lo sfondo scuro. Il rosso continuerà a essere presente nella pittura di grandi maestri del Seicento, come El Greco e Diego Velàsquez. E dopo l’impressionismo, gli artisti, pur prediligendo i colori più vicini alle tonalità della natura, torneranno alla forza espressiva del rosso. Della stessa potenza ed espressività è carico il rosso di Edvard Munch, che a proposito delle nuvole dell’opera “L’urlo” scrive: «ho dipinto le nuvole come sangue vero, i colori gridavano». È un rosso puro anche quello di Henry Matisse, che utilizza sempre colori primari, stesi senza stemperatura tonale, con forza nel periodo fauve e in maniera piatta e uniforme in quello più tardo. L’immagine intensa e vivace di “La stanza rossa” costruita attraverso la purezza del rosso, la cui stesura non consente una facile identificazione dei piani orizzontali e verticali, è uno dei capolavori dell’artista.

Veloce e senza tempo
Dinamico il rosso vivo ampiamente usato dai futuristi che trova la sua massima forza nell’opera di Giacomo Balla “Linee di forza del pugno di Boccioni”. Anche le lacerazioni che emergono dagli squarci rammendati dei sacchi di Alberto Burri sono rosse: lo strappo dell’elemento tessile è la metafora di una ferita umana che il colore rosso del sangue rafforza, accanto alle minuziose cuciture che cercano di arginarlo, come per esempio in “Sacco e Rosso”. Enigmatica la gamma dei rossi usata dal maestro dell’espressionismo astratto, Mark Rothko, in numerose tele tra le quali “Red”: «Cosa vuol dire “rosso” per me? Intendi scarlatto? intendi cremisi? Intendi prugna-gelsomagenta-borgogna-salmonecarminio-corniola? Qualunque cosa tranne “rosso”! Che cos’è “rosso”?». Sempre il rosso è il colore caratterizzante della Pop Art americana e, a partire dagli anni sessanta, è la tonalità dominante di molte opere di Andy Warhol, come i barattoli di Campbell’s ossessivamente ripetuti.

Comunicare con il rosso: divieti e libertà
Dal punto di vista semantico, il rosso trasmette con immediatezza informazioni fondamentali e proprio per questo è molto usato sia per indicare pericoli e divieti che per promuovere prodotti e servizi definiti per l’appunto “a luci rosse”. Ancora oggi, in un’epoca dominata dal marketing, il rosso conserva il suo significato ancestrale e mantiene viva la distinzione tra i due generi: il rosso femminile è seduzione e richiamo sessuale (Rosso Valentino), quello maschile è simbolo di forza e potenza (Ferrari). Anche per questo molti tra i marchi più conosciuti sono rossi, indipendentemente dai settori merceologici, che vanno dalle bevande gassate (Coca Cola) alle telecomunicazioni (Vodafone) ai servizi bancari (Unicredit) sino alle sigarette (Marlboro).

Progettare con il rosso: dinamismo e dolcezza
In campo automobilistico il rosso trova la sua massima espressione nell’intramontabile Rosso Corsa delle auto sportive, ma è molto usato anche nel settore della movimentazione merci (DHL). L’accostamento tra rosso e giallo nella catena fast food Mcdonald’s non si riferisce tanto a “ketchup e maionese” ma, agendo sulla percezione del trascorrere del tempo, aumenta la velocità del consumo dei pasti. La stessa coppia cromatica in ambito petrolifero (Shell) comunica potenza ed energia. Siccome i rossi vivaci e luminosi trasmettono allegria, sono molto presenti nel settore del divertimento e del tempo libero. In ambito alimentare il rosso caratterizza prodotti dalla forte identità. Nelle associazioni sinestetiche legate alla percezione del sapore, le sue sfumature più luminose come il rosso vermiglione (Campari) declinate fino al rosa confetto, caratterizzano prodotti dal gusto dolce mentre quelle più scure alimenti dal gusto piccante. Concludendo possiamo sottolineare come la nostra reazione al rosso sia totale. Infatti parlare di colore significa innanzitutto prendere atto del suo mistero, dell’inspiegabile processo di sublimazione che lo rende rito, memoria, simbolo, emozione. La parola “colore” deriva, infatti, dal latino “celare” - ovvero: nascondere, occultare, letteralmente “fare in modo che una cosa non appaia agli occhi altrui” - sottolineandone gli aspetti misteriosi, a volte esoterici, che da sempre hanno affascinato l’uomo. L’argomento colore si trova al crocevia tra diverse discipline ed è pertanto un limite considerarlo solo dal punto di vista estetico perché attraversa ogni campo del sapere, sia in chiave scientifica che umanistica: dalla filosofia alle scienze naturali, dalla biologia alla medicina, dall’antropologia alla psicologia, dalla fisica alla chimica, dalle neuro-scienze alle teorie del colore fino alle arti applicate.

 


Consigli per i designer
La messa a fuoco del rosso richiede al nostro apparato percettivo uno “sforzo” di adattamento per conformarsi alla sua maggiore lunghezza d’onda. Per questo si imprime sul cristallino, che fa parte del sistema di lenti che hanno la funzione di far convergere i raggi luminosi sulla retina, la membrana ricoperta di cellule fotosensibili che ci consente di visualizzare i colori.
 
Numerosi esperimenti hanno dimostrato quanto i colori influenzino la percezione della temperatura di un ambiente. Una ricerca condotta nel 1971 da Hans Scheurle ha dimostrato come, in un ambiente dominato dai rossi, la temperatura percepita possa risultare più alta di quella effettiva.
 
Come sostiene Frank H. Mahnke, il rosso, per le sue caratteristiche fisiologiche, influisce sulla nostra percezione del trascorrere del tempo provocando una lieve accelerazione del battito cardiaco che contribuisce a restituire la sensazione di velocità.
 
Il rosso saturo va usato con cautela perché il suo dinamismo catalizza l’attenzione fino a farlo risultare iper-stimolante e fastidioso. 

 


07/03/2018


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