La rivista

Smart Packaging, vedi alla voce: tecnologie

Sono tante e tutte in continua evoluzione le tecnologie che consentono il dialogo tra il consumatore e l’imballaggio, un assortimento infinito cui si aggiungono di giorno in giorno nuovi elementi.
Ecco una selezione di strumenti che da una parte controllano la tracciabilità degli stampati e dei packaging, dall’altra rendono ‘comunicativa’ la superficie. Soprattutto ne personalizzano l’utilizzo.



Di Elena Panciera | su PRINT 70 - dicembre 2017 

Le potenzialità legate alle confezioni sono moltiplicate dalla tecnologia e dal digitale. “Se incrociamo il packaging tradizionale con soluzioni tecnologiche otteniamo qualcosa di diverso, dalle potenzialità nuove. Accediamo a un mondo inesplorato: non tanto perché le tecnologie sono innovative, ma perché l’immaginazione umana le può usare e combinare in modi sempre diversi, per comunicare il proprio messaggio in modo sempre più efficace. E quindi questi packaging “avanzati” possono diventare come la filigrana nella cartamoneta: mezzi per ottenere informazioni importanti”, spiega Massimo Giordani, vicepresidente dell’Associazione Italiana Sviluppo Marketing.


Il packaging riveste un ruolo comunicativo, ma i brand se ne servono da sempre anche per assicurare l’originalità dei loro prodotti, per tracciarli e garantirne l’integrità. Ecco, la tecnologia permette di aumentare le potenzialità di entrambe queste funzioni. Non solo: spesso la medesima tecnologia può assolvere entrambi questi scopi. La tecnologia, infatti, è uno strumento: per quanto avanzata e futuristica sia, la differenza tra un packaging che funziona e uno che non funziona la fa sempre la creatività. Sta ai designer progettare customer journey interessanti, coinvolgenti, utili, emozionanti, sfruttando al meglio le soluzioni che ha a disposizione. E per farlo deve comprenderne il funzionamento e le potenzialità. Qui abbiamo raccolto quelle più innovative.
 

"Se incrociamo la tecnologia con il packaging tradizionale otteniamo qualcosa di diverso, dalle potenzialità nuove. Accediamo a un mondo inesplorato: non tanto perché le tecnologie sono innovative, ma perché l’immaginazione umana le può usare e combinare in modi sempre diversi, per comunicare il proprio messaggio in modo sempre più efficace. E quindi questo packaging “avanzato” può diventare come la filigrana nella cartamoneta: un mezzo per ottenere informazioni importanti."
MASSIMO GIORDANI - Vicepresidente Associazione Italiana Sviluppo Marketing
 

QR code avanzati (perché anche l’occhio vuole la sua parte)
Tutti conoscono i QR code, efficaci ma estremamente visibili e invasivi. Oggi però molti produttori stanno lavorando a “QR code avanzati”, invisibili.
Il concetto alla loro base è lo stesso dei loro progenitori: dot rilevabili da un dispositivo elettronico. Solo che i quadratini neri dei vecchi QR code diventano microscopici puntini gialli non visibili a occhio nudo, e possono essere inglobati all’interno di immagini.
Questa specie di “impronta digitale” stampata su packaging e prodotti ha applicazioni nella logistica, nella sicurezza e nella protezione del brand, ma serve anche per coinvolgere i clienti e interagire con loro in tempo reale. Il software di creazione del codice, supportato dalla tecnologia di stampa digitale, consente di creare infiniti codici univoci in tutto il mondo, che possono quindi (almeno in linea ipotetica) rimandare ad altrettanti contenuti unici.
 
Link Creation Studio Link, società legata a HP, propone proprio questo tipo di soluzione, che chiama Digital Watermark, ovvero “filigrana digitale”. Questo è possibile grazie alla sua capacità di gestire tutta la filiera, dallo sviluppo dei codici univoci tramite software, alla stampa in altissima risoluzione (fondamentale perché il watermark sia individuabile), alla lettura del codice tramite un’app proprietaria, LinkReader. Che ovviamente è in grado di leggere pure i “papà” dei Digital Watermark, i QR code.

Visioni spettacolari con la realtà aumentata
Di realtà aumentata abbiamo parlato su Print 69, a pagina 72. Il vantaggio maggiore di questa tecnologia è che qualsiasi immagine stampata può diventare un tag, cioè il varco per accedere ai contenuti digitali, senza bisogno di materiali o lavorazioni particolari. Sono molte le piattaforme che consentono di realizzare progetti di realtà aumentata. Troppe, forse, e il problema è proprio questo: che non esiste un’unica app che riconosca tutti i tag di AR del mondo, come succede invece con i QR code. Tra queste piattaforme, l’italiana Experenti ha un approccio diverso, che è una possibile soluzione a questo problema. Il suo core business, infatti, sono i progetti custom, che spesso integrano la realtà AR all’interno delle piattaforme dei clienti. Oltre a questo, propone comunque gratuitamente su Google Play e App Store l’app Experenti, che ha un motore di riconoscimento dell’immagine molto veloce e potente.

Trustconcept è invece la proposta di Luxoro Kurz che permette di proteggere i prodotti decorandoli, e viceversa. Infatti integra ologrammi e realtà aumentata/mobile technology con due soluzioni brevettate: Trustseal (per la parte olografica) e Trustcode (per la parte software). L’app creata da Kurz propone molteplici punti di accesso: non solo codici univoci per identificazione e tracciabilità dei prodotti, ma anche lamine olografiche e loghi possono diventare strumento per l’interazione col cliente, la comunicazione e il marketing del prodotto. Questa raffinata ed elaborata combinazione di tecnologie proprietarie offre un grado di sicurezza molto elevato, oltre che possibilità di design spettacolari, grazie all’unicità degli effetti ottici che la tecnologia Trustseal può offrire.
 
RFID e NFC, finestre verso nuovi mondi digitali
Con la tecnologia RFID (Radio-Frequency IDentification) e la sua sottocategoria NFC (Near Field Communication) possiamo acquisire le informazioni contenute in un tag elettronico grazie al nostro smartphone, anche senza contatto. Questo tag è inglobato in un supporto in materiale plastico o cartaceo, e ha dimensioni molto piccole, che variano da pochi millimetri a qualche centimetro. Inoltre è completamente piatto. Per questo RFID e NFC sono tecnologie ideali anche per la cartotecnica: infatti i tag possono essere tranquillamente inseriti all’interno di scatole e bag, senza intaccarne l’estetica. I tag non hanno una batteria interna, ma vengono attivati dallo smartphone. Queste tecnologie hanno applicazioni nella logistica, nella tracciabilità di prodotto e nell’anticontraffazione, ma possono essere usate anche con fini comunicativi.

Uno stadio ancora più avanzato è costituito dalla carta speciale Arjowiggins PowerCoat Alive. È composta di tre strati incollati e laminati insieme: su quello centrale sono stampati i circuiti elettronici necessari alla tecnologia NFC e viene inserito un chip di silicio. I due strati esterni invece sono carte pregiate delle collezioni Arjowiggins. L’apparenza è quella di una carta assolutamente normale. E come tale è lavorabile: PowerCoat Alive può essere stampata, laminata, sottoposta a finitura. È disponibile sia in fogli che in etichette adesive.
Tra i prodotti della linea Arconvert Securtack c’è anche l’RFID che, grazie a una tecnologia brevettata, consente di mantenere le peculiarità del prodotto originale, non alterando caratteristiche come spessore o adesività.
 
Stora Enso, produttore di cartoncini, progetta e realizza soluzioni di intelligent packaging usando la tecnologia RFID di NXP Semiconductors e la piattaforma di gestione dei dati Microsoft Azure.
 
“Le potenzialità legate alla tecnologia NFC sono molto grandi, e simili a quelle dei QR code o della realtà aumentata”, spiega Piero Schiavuta, CEO di Protolab, azienda specializzata nella creazione e gestione di progetti RFID. Il concetto di base è lo stesso: “I tag possono essere usati come finestre verso nuovi mondi digitali: siti e landing page, portali, video, qualsiasi cosa. E i contenuti digitali sono mobili: possono essere modificati nel tempo, controllati e gestiti dai brand attraverso un database centrale”. Il vantaggio dell’NFC rispetto ad altre tecnologie più statiche è la possibilità di personalizzare i contenuti per ogni singolo tag: “Questo è possibile perché non c’è un tag uguale all’altro in tutto il mondo. Così possiamo riconoscere con assoluta certezza i singoli oggetti su cui i tag sono applicati”, spiega Schiavuta. In questo modo, ogni tag può condurre a contenuti esclusivi, ogni cliente può avere contenuti personalizzati su di lui.

"I tag possono essere usati come finestre verso nuovi mondi digitali: siti e landing page, portali, video.  E i contenuti digitali sono mobili: possono essere modificati nel tempo, controllati e gestiti dai brand attraverso un database centrale."
PIERO SCHIAVUTA - CEO Protolab

 

Il fascino degli ologrammi di seconda generazione
Tutti abbiamo ben presente cosa sono gli ologrammi di sicurezza, i piccoli adesivi arcobaleno che vengono usati per certificare la sicurezza di un prodotto. Il loro piacevole effetto cangiante è ottenuto attraverso un procedimento molto complesso e costoso. Dalla combinazione di più elementi (software, hardware, design) deriva il grado di sicurezza di un ologramma, ed è appunto quest’elemento variabile che obbliga i brand a compiere scelte che sono il frutto di un compromesso tra estetica, sicurezza e costi. Per esempio, alcuni degli ologrammi più sicuri sacrificano l'apparenza e si presentano con una superficie quasi omogenea, leggermente metallica.
 
È il caso della tecnologia olografica brevettata realizzata dal laboratorio LaNN di nanofabbricazione in collaborazione con Holo 3D. “All’interno di una semplice etichetta risiedono sofisticate tecnologie di anticontraffazione difficili da replicare. Qui possono essere nascoste informazioni segrete che garantiscono univocamente l’origine dell’ologramma e quindi del prodotto che esso identifica”, spiega Filippo Romanato, professore dell’università di Padova e direttore di LaNN.
 
Arconvert, Luxoro Kurz, Favini, SunChemical sono solo alcuni dei produttori che includono anche gli ologrammi nella propria offerta di dispositivi per la sicurezza e la protezione del brand. Ciascuno propone prodotti con gradi di sicurezza diversi, a seconda delle necessità del cliente, e possono integrarli con altre tecnologie nei loro cataloghi, come nel caso di Luxoro Kurz che li usa come punti di accesso per la realtà aumentata.
 
"All’interno di una semplice etichetta risiedono spesso sofisticate tecnologie di anticontraffazione difficili da identificare. Qui possono essere nascoste informazioni segrete che garantiscono univocamente l’origine dell’ologramma e quindi del prodotto che esso identifica."
FILIPPO ROMANATO - Professore dell’università di Padova, Direttore laboratorio LaNN di nanofabbricazione
 

Materiali avanzati, quando la struttura della materia cambia
Allo scopo di proteggere il brand vengono sviluppati materiali avanzati che integrano al proprio interno elementi chimici o fisici invisibili a occhio nudo, ma rilevabili grazie a dispositivi elettronici speciali. Ovviamente le formulazioni di questi materiali, che nel packaging sono generalmente plastici o cartacei, sono segretissime. I dipartimenti di R&D delle cartiere sono chiamati a sviluppare prodotti sicuri, ma anche esteticamente ineccepibili e integrabili all’interno dei normali processi di produzione cartotecnici, che vanno dalla stampa alla verniciatura, dalla laminatura al taglio.
 
Secure-Zap è la soluzione che Favini propone in questo ambito. La speciale formulazione della carta viene riconosciuta da un dispositivo acustico o una penna laser, garantendo l’originalità del packaging realizzato.

Arconvert, azienda del Gruppo Fedrigoni, offre numerosi materiali avanzati che contengono al loro interno fibre naturali e sintetiche non replicabili, planchette, sensitizer e fili di sicurezza. Queste soluzioni, che oggi vengono richieste e usate dai brand, nascono in realtà da una profonda esperienza che Arconvert ha maturato con clienti istituzionali. Sono tutte raccolte all’interno della linea di prodotti Securtack.
 
SunChemical, specializzata nello sviluppo e nella produzione di inchiostri, offre ai propri clienti anche la possibilità di lavorare sulla formulazione dei materiali, sia a base carta che a base plastica.

Vedere l’invisibile con gli inchiostri
Esistono moltissime formulazioni di inchiostri “speciali” che permettono di avere gli effetti e i risultati più diversi, con utilizzi possibili sia nella sicurezza che nella comunicazione. Se si cercano soluzioni personalizzate e avanzate, ci si può rivolgere direttamente a un produttore di inchiostri. Sono già disponibili sul mercato soluzioni visibili, semivisibili e invisibili. Le prime includono inchiostri che cambiano colore: i cangianti a seconda dell’angolo da cui li si guarda, i metacromatici in base alla fonte di luce, e i termocromatici in base alle temperature. Quelle semivisibili possono essere individuate solamente grazie a dispositivi luminosi particolari, come luci ultraviolette o a infrarossi. Infine, le soluzioni invisibili prevedono inchiostri che contengono una qualche forma di marcatore o indicatore chimico individuabile solamente con un rilevatore, che può essere una semplice penna laser oppure un dispositivo di lettura più sofisticato.

SunChemical propone tutte queste soluzioni per l’anticontraffazione e lavora anche su progetti custom, intervenendo non solo sulla formulazione degli inchiostri, ma anche su quella di vernici, coating e adesivi. Domino ha recentemente lanciato un inchiostro fluorescente, invisibile se non è illuminato da una speciale lampada a ultravioletti. Anche il dipartimento R&D di HP sta studiando vari inchiostri speciali per le proprie stampanti Indigo: effetto glitter, profumati, termosensibili reversibili e irreversibili. A oggi l’unico in commercio è Fluorescent Pink, pensato per scopi di comunicazione e marketing: grazie alla fluorescenza, sotto le luci UV brilla. Presto saranno disponibili anche i colori Green e Yellow.
 
Un altro tipo di “inchiostro speciale” può essere considerato quello che consente di stampare circuiti direttamente su carta e materiali plastici. Abbiamo visto che viene usato nella carta PowerCoat Alive, che consente di “attivare” la tecnologia NFC. È un’altra tecnologia invece quella delle Printed Memory di Xerox, basate sull’elettronica di Thinfilm. Si tratta di micro etichette in plastica adesiva sottile sulle quali vengono stampati circuiti che possono contenere fino a 36 bit di memoria riscrivibile. Qui possono essere salvate informazioni sul prodotto, codici, numeri di serie, date di scadenza e codici geografici. Simile concettualmente all’RFID, Printed Memory è più economica, e viene usata principalmente come anticontraffazione. Aumenta la sua sicurezza in combinazione con la tecnologia Cryptographic Security, un codice crittografato stampato e univoco, che permette di accedere alla memoria. Questo codice, simile ai QR code, può essere letto solo da un dispositivo speciale che si interfaccia con un’applicazione per smartphone dotata di ulteriori codici di sicurezza.

I design invisibili dei trattamenti superficiali
La superficie delle carte usate per creare bag e scatole può essere trattata con strumenti che ne modificano fisicamente (non chimicamente) la struttura. Tra queste soluzioni c’è Favini Secure Skin, una micro-goffratura che nasconde un codice o una scritta visibile solamente con una lente da 20x, che viene impressa tramite un cilindro. Il cliente può scegliere il design della goffratura proposto dalla cartiera, oppure svilupparne uno proprio.
 


07/02/2018