Idee

L'e-box perfetto

Deve essere minimale, funzionale e in linea con la brand identity del negozio fisico. Ecco tutti i segreti dell'e-box perfetto.

Di Lorenzo Capitani | Su PRINT 73 

“Nel 2020 in Italia il 15% delle vendite globali sarà effettuato tramite l’e-commerce. E il 98% degli e-shopper italiani vivono un’esperienza positiva con i servizi logistici e di delivery.” Con queste parole Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ha aperto i lavori dell’edizione 2018 della manifestazione dedicata al commercio online. Continuando ha sottolineato come “per più del 70% degli e-shopper l’apertura del pacco è un momento chiave nell’esperienza d’acquisto complessiva. Sempre più l’e-shopper è attento a ogni aspetto che non generi sprechi e impatti ambientali, facendo diventare quindi l’imballaggio un elemento con altissime prospettive di sviluppo e innovazione” È possibile allora pensare a quali caratteristiche debba avere il packaging perfetto. Sicuramente zero imballaggi complicati o non necessari. Minimizzare gli eccessi è alla base delle linee guida della politica di “frustration free packaging” di Amazon che ha il packaging per ogni spedizione. Inoltre deve essere eco-sostenibile. La regola delle tre R, ridurre, riutilizzare e riciclare, ispira invece le cosiddette “boxed with past” di Zara, che non solo ricicla, ma invita al riuso (“boxes with future”). E il trend è forte: solo nell’ultimo anno il fatturato generato dagli imballaggi green è cresciuto del 40%. Quindi un solo materiale per smaltire senza differenziare.

In generale si replica il packaging ufficiale con i materiali ufficiali, si aggiunge qualche parola a effetto per farsi ricordare. Ecco allora le frasi come “You’ve been expecting me”, “Hello. I’m here” e “Thanks babe”, che il brand americano Reformation mette nel suo packaging per l’e-commerce, o i semplici ”Hi” di Prada e il “Merci” di Sezane. Ma nella maggior parte dei casi si resta nella brand identity del retail fisico. Quanto ai colori, se non si usano quelli ufficiali, le tinte scelte sono il bianco ottico e l’avana che, anche quando il brand è di altissima gamma, richiama il concetto di e-commerce, ma assolve anche a quelle funzioni green di cui parlavamo prima: è la scelta di Altea, Ralph Lauren, Burberry. Di solito si usa la stampa, nobilitando appena con stampa a caldo il logo, come alternativa si usano nastri o scotch brandizzati. Qualcuno innova e si progetta ad hoc come la maison americana di alta gioielleria specializzata in diamanti Blue Nile: “L’azienda ha scelto la via del commercio elettronico per diversificare la sua offerta e si propone all’acquirente con un packaging che trasmetta i suoi valori fondanti” spiega Cole Johnston, il direttore creativo dell’agenzia CRP. Sofisticato e solido, con materiali puri e solidi come carta e cartone, decorati con una grafica lineare. “È minimale e funzionale al tempo stesso” racconta Johnston, “in più ogni pezzo si integra con tutti gli altri, tutto resta ben fermo e ha una sua precisa collocazione. È piatto, ha un peso contenuto e risponde a tutte le esigenze di una moderna logistica”.

Insomma, nessuno può più ignorare un mercato come quello dell’e-commerce che solo in Italia dal 2011 ha raddoppiato il numero di clienti arrivando all’88,7% della popolazione, il 55% delle famiglie che ha almeno un acquirente, 13 milioni di consegne medie mensili e un valore di quasi 24 milioni di euro (+28 nel solo 2017). Si può solo concepire la rete come il più grande dei propri punti vendita per non finire come le botteghe parigine di fine Ottocento del Paradiso delle Signore di Zola, che restano a guardare immobili il successo nei boulevard dei grandi magasins de nouvetés nei quali “c’è persino un reparto per i guanti! Ma ci si può credere?”.

 


06/07/2018


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